Fuoco Amico

Fa troppo caldo stasera, l’aria è ferma. Tirasse almeno un po’ di scirocco, niente. Tutto immobile, come questo lunedì appena passato. Questa settimana si aperta con la stanchezza addosso ed al tempo stesso con la voglia di fare qualcosa. Come avere una carica dentro e non riuscire ad innescarla; essere lì sul punto di scattare ma non riuscire a dare la scarica di adrenalina.

Eppoi è da oggi che ho in mente queste parole: Fuoco Amico. Non riesco a togliermele di dosso, penso al perchè. Cerco di codificare questi termini, mi chiedo quale significato dia io a queste parole, a cosa facciano pensare. Immagino svariate situazioni, nessuna che riesca ad esprimere questo modo di dire.

Fa troppo caldo anche per bere stasera, ma fa niente. Rompo due cubetti di ghiaccio nel bicchiere e vado in balcone…

Piazza dei Quiriti II

- A me una caipirinha…

- Due…

[La scena è la stessa di UN ANNO FA. Due caipirinha, stesso tavolo, stessa aria gommosa.]

- C’è la menta…

- Come la menta? … … Vero… si sono sbagliati… è un mix tra caipirinha e mojito…

[Stasera c'è gente, forse perchè è presto. Gioco con la solita cannuccia nera, stavolta è una sola, l'altra è trasparente.]

- Possibile che non sappiano fare una caipirinha come si deve? La faccio meglio io… umpf…

- Lo so che la fai meglio te… e neanche poco…

- Beh, io comunque ho fame… che mangiamo???

- Faiitas…

- Fajitas, si dice fajitas con la j… su, dai prova…

[Accanto a noi una tavolata di coppie-in-tiro, quelle vestite bene per l'occasione. Il tequilero gli sta preparando tre boom-boom.]

- A me non piace…

- A me solo con sale e limone…

- Mah… non capisco che gusto ci sia negli shots…

[Sorridiamo vedendo il tipo più spavaldo tirar giù i tre bicchierini e diventare paonazzo.]

- Quando l’altra sera dicevo che col tempo mi sono indurito…

- Rafforzato direi…

- Indurito… meglio…

[La serata passa così: altre due caipirinha (senza menta), le fajitas, le chiacchiere spensierate. E la panchina. Sta lì, sembra aspettarci di anno in anno.]

Non so quanto il tempo, il modo di vivere, gli schiaffi mi abbiano indurito o rafforzato. A volte ho l’impressione di non riuscire a dare molto o quello che vorrei dare. Non lo so.

Però so che a Roma c’è una piazza dove respiro, dove guardo, dove vedo occhi belli.

[Silenzio]

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“E’ che le nostre parole non sanno più dove andare
certe volte vanno in giro da sole, ecco, perché fanno male
come faccio a farti capire
a dire tutto senza dire niente senza farti soffrire”

Zanne

Noi non siamo uomini travestiti da cani, siamo lupi travestiti da uomini

Tre Cavalli

C’è in me quello che si trova in molti uomini del mondo, amori, spari, qualche frase piena di spine, nessuna voglia di parlarne. Siamo dozzina noialtri uomini. Speciale è solo vivere, guardarsi di sera il palmo di mano e sapere che domani torna fresco di nuovo, che il sarto della notte cuce pelle, rammenda calli, rabbercia gli strappi e gonfia la fatica.

Tre Cavalli - Erri De Luca

Miele

Miele: questi giorni sono densi come il miele. Sono giorni che passano a stento, che fanno fatica a colare via. E come il miele lasciano addosso quel residuo appiccicoso che fatichi a togliere.
Miele è l’inerzia, quella sorta di spinta che ti porta a chiudere una giornata e ad aprirne una nuova, quasi controvoglia. E a fatica.
E’ l’essere sempre in giro, in eterno movimento, quasi a non trovare pace.
Miele è anche “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca, un libro che che di residui ne lascia più d’uno. Fra tutti una frase: “Per il sangue che hai perso, il vino pareggia“.
Ma di residui ne lascia anche quello che - parlando - ha detto un amico: “La pazienza non è a tenuta stagna“. No, non è a tenuta stagna, non lo è affatto.
O il rendersi conto che le Cascate, l’anno prossimo, non le vedrai perchè da qui ad un anno sai che sarà complicato organizzare il tutto.
Miele è lo scrivere poco: ma non perchè non abbia niente da dire, è che forse non è il momento opportuno per dirlo. O non lo trovo io.
E’ anche il sapere che questa è la mia casa. E non fa niente se le case vengo lasciate a se stesse per un po’ di tempo, perchè tanto ci sono sempre. Sai che sono lì, che - bene o male - un riparo l’offrono sempre.
E’ il “5 marzo 2009″ che ti lascia nel naso l’odore dei neonati.
E’ il “segno” che porto sulle labbra in questi giorni. Ed il fuoco dentro.
E’ un abbraccio che ti spezza.
O il silenzio.
E’ il cercare un ritmo, una cadenza in sette note.
E’ tutto quello che - una volta passato - ha lasciato comunque un qualcosa.
Come il miele, appunto.

Di sentinella

Brutto quando ti addormenti sul divano. Brutto perchè poi ti svegli dopo due ore che saresti pronto per uscire, tanto il sonno è andato.  Peccato il resto della città dorma beatamente. A Casa II mi faceva compagnia l’impianto d’irrigazione del giardino, riusciva a scandire l’ora della notte, come facevano i campanili o gli orologi a pendolo. Se ti svegliavi che era in funzione significava che erano tra le tre e le tre-e-trenta; se lo sentivi partire invece erano le tre spaccate, non c’erano cazzi. Sai già che domani le pagherai queste due ore, come se non bastassero tutte le cose che hai già a riempirti la giornata. A proposito di giornata: è tutt’oggi che ascolto una canzone, l’ho messa anche su Facebook. Chissà perchè, forse l’associo ad un’immagine particolare, ad un momento particolare. E a proposito di Facebook invece: dormono tutti, non c’è nessuno per scambiare due parole neanche pagarlo a peso d’oro… Resta comunque il fatto che tu sei lì - di sentinella - ad aspettare di nuovo un sonno ormai andato.
Si, è proprio brutto quando ti addormenti sul divano.

Pet Therapy

Giorni strani questi, giorni pesanti. Di lavoro, tanto lavoro. E per fortuna aggiungerei, perchè ne ho bisogno. Ma anche giorni di orari sballati, di sogni strani, di doppi turni. Giorni di mala comunicazione. Ma queste sono cose di cui non mi va di parlare, almeno non ora. Quello che voglio dire è che, nonostante tutto questo, tu torni a casa e lei è qui che ti aspetta. Anche se ha divelto un vaso di gerani ed ha sparpagliato la terra per tutta casa. O se ha riempito di “zampette” il divano bianco, se ha tirato tutto all’aria per acchiappare una mosca, se e basta. Lei è qui, a prescindere. Così rientri e la prendi in braccio perchè lei, a suo modo, lo pretende e sai già che “fuserà” come un motorino. Sai già che ti guarderà e ti strizzerà gli occhi per tutta la sera, che cercherà di rimediare qualcosa mentre mangi, che cercherà di prenderti la sigaretta perchè è uno dei giochi più belli del mondo. E quando andrai a dormire sai anche che dovrai farlo in diagonale, perchè più caldo del piumone non c’è niente e lei ha il suo posto. Ma queste sono piccole cose, dettagli. Vero Dafne?

Dafne

Next week

Solitamente la domenica, quando non ho le “Cose mie“, vado dai miei. Oggi sono rimasto a casa tutto il giorno o quasi. Sono uscito solo per sistemare le gomme dell’auto - chè domani mi serve la macchina - e fare due passi. Avevo un appuntamento con una amica di vecchia data per sistemarle una questione lavorativa ma per praticità ho preferito disdirlo. Addirittura ho dimenticato di comprare le sigarette, fortuna ne avevo un pacchetto volante sparpagliato per casa. Dicevo che sono uscito per sistemare le gomme, poi sono passato alla libreria dell’Auditorium. Volevo prendere un paio di libri che avevo in mente. In realtà ne ho più che un paio, ma due in particolare mi interessavano parecchio: uno di questi è “Tortuga” di Valerio Evangelisti, una storia di pirati, bucanieri… figli di puttana, insomma. Alla fine, dopo venti minuti di girovagare, m’è girato il culo perchè - per la prima volta in vita mia - ho pensato che venti euro per un libro sono tanti, troppi. Tanto lo so che, tempo tre giorni, e ripasserò in libreria, ma oggi no. Che poi di libri ne sto leggendo un po’ ultimamente, tutti libri strani. Ho letto “Black Flag” sempre di Evangelisti, “Gang Bang” di Palahniuk, “Firmino” di Sam Savage, sto finendo “Guerreros” di William Gibson. Non riesco a leggere i casi letterari o - come li chiamo io - i “libri di moda”, è più forte di me. Io non voglio leggere “L’eleganza del riccio” nè tantomeno “La solitudine dei numeri primi“, non ci penso nemmeno. Magari più in là, ma non adesso. Rientrato, ho preparato un piatto di pasta, ho stirato qualche camicia, ho rivisto due episodi de “L’Ispettore Coliandro” perchè mi mette di buonumore.
Ho passato un pomeriggio così, di tranquillità. Davanti ho una settimana abbastanza piena, risolutiva per alcuni aspetti ed ho cercato di utilizzare questa domenica come rincorsa per i prossimi giorni.

Me la voglio bere questa settimana che inizia.

Cose mie

Ho due gomme a terra. Ho un mazzo bellissimo di tulipani bianchi e viola. Ed un cesto di biancheria da stirare. Tre episodi di Cold Case. Ho le bollicine del prosecco sul palato. Una nuova pianta. Poi ho il profumo delle fragoline di bosco. Ho Dafne che “chiacchiera”. Ho la voglia di parlare perchè è bellissimo farlo. Ho tanta musica in testa. E le farfalle dentro. Ho l’immagine di me che esco da casa dei miei con la mia borsa a tracolla ed un assegno in tasca. Ho le endorfine che fanno il loro lavoro. Ho tanto sonno. Ma ho anche un sabato stupendo alle spalle ed il sorriso negl’occhi.

On air:
“Tu all’altitudine del cuore ci credi
malgrado i marciapiedi?”

Loredana Bertè - Così ti scrivo

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