Chiedimi se sono felice

E tu? Cosa è che ti turba? Che cerchi per essere felice?

Penso da un po’ a questa domanda fatta da un amico, durante una cena. Cosa mi turba? Bella domanda… Fondamentalmente tutto. O meglio: molte cose non mi entusiasmano più come una volta. Posso averle o non averle e non mi cambia nulla. Non mi interessano più, possono esserci o non esserci tanto è uguale. Forse è un passaggio che prima o poi fanno tutti, non saprei. So che guardo queste cose con distacco. Penso che si arrivi ad un punto dove siano le piccole cose a cambiare la vita, a farti sorridere. A darti un po’ di quella serenità che giorno dopo giorno il “quotidiano” cerca di toglierti sistematicamente. Macchine, vestiti, ambienti glamour, orologi… tutto bello ma possono anche andare a fanculo. Solo un po’ di serenità, ecco quello che cerco.

[Omissis]

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Acqua

Poi ti ritrovi tutto il pomeriggio a casa ad attendere l’idraulico che non arriva mai e non sai che fare. Leggi un po’, giri qualche canale del satellite chè quelli normali non trasmettono nulla, sistemi qualcosa. Vorresti fare tante cose e contermporaneamente non hai voglia di far nulla. Stranamente anche il telefono è muto. Poi ti torna in mente un assolo di sax di un vecchio brano di Venditti. Lo cerchi e lo ascolti tre quattro volte di fila. Pensi che sono passati sedici anni, che in quel periodo avevano appena aperto un centro commerciale dove due anni dopo saresti stato piantato in asso, che da lì a poco avresti compiuto diciotto anni. Lo ascolti un’altra volta e pensi che stasera farai una doccia bollente perchè avrai di nuovo l’acqua calda, che l’acqua ti addormenterà la spalla e scioglierà i muscoli, che appena uscito dalla doccia fumerai un sigaretta come non fai da due settimane. Pensi che quella doccia porterà via questo pomeriggio…

Meeow!

Garfield

‘zzo…

Aò…

Questi l’hanno votato veramente Antonio…

‘zzo…

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VotAntonio!

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Venerdì

Piove e Roma si muove lentamente.
Il traffico rallenta tutti i miei ritmi, gioco con la rotellina dell’iPod, cerco una canzone in particolare. E’ venerdì ma con la testa sto ad un altro venerdì, un venerdì dei primi di giugno dello scorso anno.
Da lì a pochi giorni, sarebbe cambiato qualcosa.

- “Che fai?
- “Vado al mare. Vieni? Dai, dai… vieni con me?
- “Non posso. Devo lavorare…
- “

Poi invece lascio tutto e parto. Faccio l’Aurelia quasi volando, passo accanto al ponte di legno ed arrivo.

- “Allora? Te lo godi un po’ di sole?
- “Si…
- “Sei molto carina sul lettino…
- “Ah si? E tu che ne sai?
- “Girati verso il bar...”
- “Ma… ma… sei qui???
- “Essì…

Di quel venerdì ricordo un sorriso, la sabbia nelle scarpe, l’odore della crema solare, l’aria calda nel casco.
Bel venerdì…

V for Vendetta

VotAntonio!

[Fammi sentire il mare]

Che vento che tira
taglia il respiro spinge un po’ in là
forse ci vuol cambiare
mi sa che non ce la farà…
Mi riesci a sentire
in questo rumore?
Vieni un po’ qua
fammi sentire il mare
al centro di questa città…
Tu sai che ciò che so
sai la vita che ho
riparati un po’
forse ti piove dentro
usa la casa che ho

Ligabue - Tutte le strade portano a te

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Acciaio

Sono stanco. Di sentire cazzate principalmente. Di essere tacciato di determinati comportamenti e poi subirli al contrario. Dei soldi che rincorro sempre. Dei tempi stretti che ho. Dell’astio gratuito. Del dover chiedere “Scusa” e non sentirmelo mai dire. Del saper chiedere “Scusa” perchè penso a quello che mi si dice. Della routine quotidiana. Di queste facce da cazzo sui manifesti elettorali che tappezzano Roma. Delle bollette che non faccio in tempo a pagare. Di giustificazioni inutili, non richieste, superflue. Della fisioterapia. Di essere protettivo quando di protezione ne ho bisogno anche io. Della programmazione di Sky Cinema che ho deciso di disdire. Dello stare sempre da solo. Del fatto che si ricordano tutti di te per queste elezioni. Di essere comprensivo quando la comprensione invece dovrebbe essere bidirezionale. Del bar dove prendo il caffè perchè ha cambiato gestione ed il barista mi sta sul cazzo che, quasi quasi, mi faccio portare la macchinetta del caffè in studio dalla Lavazza. Di mandare sms e non avere risposta, visto che - tra l’altro - li pago e non me li regalano. Dell’egoismo. Di ricevere telefonate inutili e con un tono che lascia senza parole. Di guardarmi allo specchio e vedermi questa cazzo cicatrice. Di non riuscire a leggere quanto vorrei. Di dover ogni giorno preoccuparmi della cena che mangerò: dove, quando e con chi. Di prendere quello che mi viene detto come qualcosa su cui riflettere e non come semplice accusa. Del sentirmi dire che non si trova un minuto - di numero - per scrivere un sms ed incazzarsi quando lo fai notare perchè è inverosimile una cosa del genere. Del calcio e della F1 che mi fanno due palle così. Dell’orgoglio. Del dimenticarmi sempre di fare il bucato. Di non riuscire a smettere di fumare. Del freddo che prendo la mattina. Del non potermi comprare un iPhone. Del farmi carico dei problemi della mia famiglia solo perchè primogenito. Sono stanco di dare l’impressione che non ho bisogno di attenzioni anche io. Ne ho bisogno eccome, più di quanto sembri.
Non sono d’acciaio.

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