Settembre 2006

Loyalty is bought, betrayal is a way of life…

“Sono tutti amici, finchè non c’è il conto da pagare.”
Ronin

On air:
“I hardly had a bellyful never knew a new bicycle
Hand-me-down books and shoes they brought the yule tides in July
I rode a bus, a train and sometimes strolling for miles to a movie show
Singing a song ‘Shoobedoo while birds and rich folks flew right on by’

But we got by
Lord knows we got by
Winter wishes wait till June we brightened July with
that hot dog fun tell your mama you’re with Sue
You bring the beans and I’ll find the wine
Them neon lights were bright till 2:00
And sneaking back home with this girl named Jo
I hurried down to say I do and stared my first man-child in the eye
But we got by
Lord knows we got by
And now baby’s got his bellyful and finally here’s that new bicycle
Working, praying, June to June and mama’s got LA gleaming in her eye

And we got by
Lord knows we got by

You see we kept on walking and talking, hawking Ooing, cooing, wooing
Loving, tugging, hugging, rubbing, sugging, fugging, laying, praying,
swaying, letting, fretting, begetting, lying, flying, trying, sighing, dying.”

Al Jarreau & David Sanborn - We got by

Note a margine: il titolo di questa canzone - essendo una locuzione particolare - si traduce con “Quante ne abbiamo fatte insieme” e parla - ovviamente - dell’amicizia.

Fuorilegge in bianco e nero…

DaunbailoCapita - ed anche spesso - che in TV non ci sia nulla. Ecco allora che scatta lo scartabellamento dei dvd in mio possesso.
Stasera la preferenza è andata a Daunbailò (Down by law) di Jim Jarmusch.
Il film - del 1986 - vede come protagonisti tre “fenomeni da baraccone”: un nostrano Benigni, il genio folle Tom Waits e John Lurie. Tre detenuti infilati nella stessa cella (un emigrato italiano, un dj fallito ed un magnaccia) fuggiranno insieme per le paludi della Lousiana. Interamente girato in bianco e nero, venne distribuito in Italia in lingua originale (ovviamente con i sottotitoli) con tanto di slang “anglo-toscano” di Benigni.
Due le scene da menzionare: il girotondo nella cella al grido di “I scream, You scream, We scream for an ice cream” ed il travagliato rapporto della mamma di Bob (Benigni) ed i conigli…

Precursori dei tempi?

Ci sono poche cose che odio svisceratamente: una di queste sono i SUV et similia.
I motivi? Semplici, semplicissimi:

  • Non hanno nulla in comune con il mio personalissimo concetto di auto: bassa, agile e possibilmente 2 posti secchi (leggasi spider).
  • E’ impensabile muoversi in una città come Roma con un veicolo del genere: consumerebbe più di un Ferrari con le prestazioni di un Caterpillar.
  • Non è assolutamente invidia: si può invidiare il proprietario di un cassonetto 4×4?
  • Non è assolutamente vero che sono più sicuri (e se lo dice l’Euroncap possiamo anche crederci).
  • Da buon motociclista-scooterista quale sono, capitare dietro ad uno di questi affari è come andare in giro bendato. Visibilità nulla, zero assoluto.

Fatto sta che - aihmè - ho la (s)fortuna di avere uno studio ubicato di fronte ad una delle più importanti sQuole della “Roma Bene”, dove quotidianamente - in contemporanea al suono della campanella - decine e decine di mamme SUV-dotate attendono i loro pargoli. Le conseguenze di questa sciagura - protratte per un tempo variabile dai 30 ai 45 minuti - si concretizzano nell’arresto forzato del bus e diretta coda chilometrica di automobilisti incazzati neri.

Gino & Michele - precursori dei tempi a venire - avevano ragione: sembra di assistere alla punzonatura del Camel Trophy…

“Abbiamo volutamente lasciato che le acque si calmassero. Volevamo riflettere con serenità. Così è stato, dunque non c’è traccia di emotività o di superficialità nella nostra presa di posizione. Il punto è questo: siamo favorevoli alla pena di morte. Non generalizzata, intendiamoci. Però la signora bionda e altera con la pelliccia di leopardo e il barboncino bianco seduta sulla jeep Cherokee Limited T.D. 4 x 4 verde targata MI 7M0644 che tutti i giorni tra le 12.30 e le 13 parcheggia in seconda fila in viale Majno a Milano davanti all’Istituto Orsoline San Carlo, costringendo chiunque passi di lì ad almeno cinque minuti di coda supplementare e gratuita (sei giorni la settimana per dieci mesi all’anno, da settembre a giugno), ebbene lei deve morire. Non abbiamo niente contro questa signora, non sappiamo neppure come si chiami (noi del giro che abbiamo la fortuna di passare ogni giorno tra le 12.30 e le 13 in viale Majno la chiamiamo simpaticamente “il Puttanone”, ma dubitiamo sia il suo vero nome), dunque non si tratta di un fatto personale. Tuttavia deve morire. Deve morire e basta. Riflettendoci meglio e per non essere fraintesi, non vogliamo dire che noi auguriamo la morte alla bionda e altera signora. Noi, più semplicemente, vorremmo procurargliela, passandole sopra con la sua invereconda Cherokee Limited T.D. 4 X 4, per poi infilare pure la marcia indietro, perché nello specchietto ci sembrava che il barboncino bianco desse ancora segni di vita. Questo nonostante il nostro amore per gli animali che è enorme.
Ma a quei livelli anche le bestie non possono essere completamente innocenti.
Che poi: se al suono della campanella dalle Orsoline uscissero dodici bambini biondi e festanti e prendessero posto sul Cherokee, baciando la madre e prendendo a calci in culo il barboncino (se non lo avete visto mica potete capire), allora pazienza, si potrebbe chiudere un occhio: una jeep per tredici persone e un cane è quasi un risparmio in termini di spazio. Il fatto è, ma lo immaginate già, che sulla Cherokee 4 x 4 sale una pischella bionda di 18-20 chili che, ci si consenta il termine, occupa sì e no il posto di una scorreggetta. Oltre tutto, non per fare i seguaci del Lombroso, ma, a giudicare dall’espressione, la piccola ebete per finire il liceo di anni ce ne mette sette, non cinque come tutti i cristiani, con tutto quel che segue in termini di code.
Per la verità questa minuscola figlia del Puttanone (ma, l’abbiamo detto, non siamo sicuri sia il suo vero nome) ci sta procurando delle lacerazioni. Al nostro interno il dibattito è serrato: bisogna giustiziare anche lei o no? Il Fronte del “Sì” non accetta mediazioni: basta chiudere gli occhi per vedersela fra vent’anni parcheggiata in viale Majno in seconda fila con un lussuoso, enorme Camion T.D. che aspetta un bambino biondo, il piccolissimo figlio della figlia di un grandissimo Puttanone (chiamiamola così e non se ne parli più). Meglio dunque non correre rischi. Il Fronte del “No” invece cerca di prendere tempo: non si elimina una creatura per un sospetto. E poi, per dirla tutta, forse qualche attenuante ce l’ha anche la signora bionda e altera. Magari abita in campagna e la jeep per lei è una necessità. Un beatissimo cazzo: il Puttanone abita in via Maggiolini 1, esattamente 480 metri appena dall’Istituto Orsoline San Carlo di viale Majno. L’abbiamo seguita e di madonne non ce ne sono.
Per questo devono morire tutti: madre, figlia, nipoti, cane, marito e amante (una che si chiama così volete che non ce l’abbia?) Adesso scusate ma dobbiamo andare. È giovedì, sono le 12.47, siamo in viale Majno e stiamo per districarci. Un ultimo sforzo, la freccia a sinistra, un’occhiata se quello dietro ci fa inserire, una frenatina perché l’idraulico sulla R4 rossa che ci sta davanti si sporge verso la signora bionda e altera per urlarle: “Spostati Troione!” (l’idraulico è la prima volta che passa di qui: non la conosce ancora per nome) e poi via a consegnare il pezzo a favore della pena di morte. Pezzo che probabilmente domani, rileggendolo, ci vergogneremo di avere scritto, quindi i garantisti possono pure fare a meno di inviarci una copia di Dei delitti e delle pene. E poi, diciamocelo francamente, ai tempi del Beccaria mica c’erano le Cherokee Limited T.D. 4 X 4.”

Gino & Michele - Il Puttanone

Strascichi…

Gazometro
Foto: InvernoMuto

Strascichi della “Notte Bianca“…

[Senza Parole] #8

Benvenuta stava scritto sui fiori per te
ma io rimango solo, solo qui
coi fiori e le speranze non chiedermi perché
quanta gente aspetta un treno
e come gli altri io sicuro aspettavo te
Dio quanto tempo son felice di vederti
hai fatto tardi non importa
ma non ferirmi un’altra volta
e ho comprato champagne e pasticcini
e mi son sentito quasi un uomo a trattarti da signora
e a scordarmi quel che è stato ti offrirò la mia allegria
quel che non posso dare agli altri e anche io lo sai
so ridere e scherzare
preparo la faccia da proporti
un po’ stupita, un po’ contenta
ecco sono pronto ad incontrarti
e ho una macchina nuova tutta pronta per portarti
verso nuovi sentimenti più maturi, più contenti…
Che amarezza però rimanere così da soli
sul marciapiede mi vengono in mente le altre volte
ad aspettare te
e non c’è niente più da fare aspettare un altro treno
tu non verrai e che stupido son stato
venire subito da te chiederti perché
ma non importa, che t’importa
m’infilerò in questo locale jazz
ti cerco un po’ prendo una birra
e un altro po’ d’amore
se ne va…”

Vinicio Capossela - 25 Aprile

Piccolo appunto: vale la pena ascoltarla almeno per il sax…

Ma buongiorno…

A chi ancora dorme ed a chi non ha dormito…
A chi ha di fronte a sè una giornata interminabile da affrontare ed a chi non sa come affrontarla…
A chi ti manda un sms e ti rallegra il risveglio…
A chi non risponde agli sms…

On air:
“You’re a winner, so do what you came here for
The secret weapon, isn’t secret anymore
You’re a driver, never passenger in life
And when you’re ready, you won’t have to try ’cause”

The Brand New Heavies - You are the universe

Rispolverare un disco…

Tracy Chapman - 1988Placida Signora ed il suo post mi hanno spinto a fare una carrellata di tutte le canzoni che - nel corso degli anni - hanno avuto un significato intenso per me. Questo disco mi è stato regalato in vinile nel lontano 1988 (all’epoca avevo solo 13 anni) e l’ho amato tantissimo: parlo dell’album di esordio di Tracy Chapman. E’ stato anche uno dei pochi, pochissimi dischi ad avere i testi sia in lingua originale sia tradotti in altre 5 lingue; chè le parole, qui, contano ed anche tanto.

Attuale come non mai un brano in particolare che - come faccio spesso - riporto qui sotto…

Why?

Why do the babies starve
When there’s enough food to feed the world
Why when there’re so many of us
Are there people still alone
Why are the missiles called peace keepers
When they’re aimed to kill
Why is a woman still not safe
When she’s in her home
Love is hate War is peace
No is yes And we’re all free
But somebody’s gonna have to answer
The time is coming soon
Admidst all these questions and contradictions
There’re some who seek the truth
But somebody’s gonna have to answer
The time is coming soon
When the blind remove their blinders
And the speechless speak the truth”

Ah, dimenticavo… Doppio mood: uno per il piacere di aver riascoltato ottima musica, uno per aver riflettuto sul testo della canzone…

Exit strategy?

Anche oggi, rientrando a casa, ho percepito quella sensazione di profanamento che va avanti ormai da un paio di mesi.
E’ fisiologico, mi ripeto: devo dare il tempo alla controparte di questa “commediola” di prendere le sue cose, i suoi ammennicoli e sgomberare il campo.
Non è certamente facile fare una cernita delle cose.
Spero solo che il tutto sia il più rapido possibile.
E soprattutto rivoglio le chiavi di casa mia.

On air:
Per ogni schiaffo avuto e da avere e non ti restano più guance da offrire
e quella mano sempre troppo uguale che non sai evitare
Per ogni storia andata a finire nel modo che fa sempre sbadigliare
e in questa festa sei nell’angolino e non vuoi disturbare”

Ligabue - Quando tocca a te

Paris at night

Paris at night
“Trois allumettes une à une allumées dans la nuit
La première pour voir ton visage tout entier
La seconde pour voir tes yeux
La dernière pour voir ta bouche
Et l’obscurité tout entière pour me rappeler tout cela
En te serrant dans me bras”

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia”

Jacques Prévert

Chi mi ha consigliato di leggerla aveva ragione. E’ essenziale ed al tempo stesso esplicativa…

On air:
[Instrumental]

David Sanborn - Rain on Christmas

Domanda…

“Ma è proprio il debole che deve saper essere forte e andar via, quando il forte è troppo debole per poter fare del male al debole”

Milan Kundera - L’insostenibile leggerezza dell’essere

Da che parte sto, io?

On air:
Mentre il buio se ne va ti ritrovi a testa in giù
perché hai dato sempre tanto e adesso nun ‘o tiene cchiù
ma che vuò’ cchiù”

Pino Daniele - A testa in giù

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