Marzo 2007

Piacevoli rumori

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On air:
I cieli neri intorno a noi
Sono soltanto nuvole
Che dolcemente soffi via
E niente può far male più, lo sai…

Negrita – Magnolia

Estemporanei

E mi alzo così.
Non posso farci nulla.
E vorrei che la giornata non fosse di “traverso”, nè per me nè per chi mi sta intorno.
Non c’è un motivo preciso.
E mi spiace.

***

Rubo tempo al tempo che non ho. Faccio il possibile: per trovarne sempre di più, per cristallizzare alcune situazioni.
E l’assurdo – in alcuni casi – è che cerco di riempirlo il più possibile affinchè scorra velocemente, quasi a compattarlo… come se volessi – in qualche modo – ritornare sempre al punto di partenza, un piacevole punto di partenza.
Ed ogni volta conto alla rovescia.

***

Mi manca l’odore della salsedine, il mare. Sto scontando fisicamente una “mancata estate”. O, almeno, un’estate non convenzionale.

***

Cerco di fare sempre i miei 10 cm. di lato quando analizzo una situazione. Per cambiare punto di vista, per cercare di vedere con gli occhi dell’altro, per capire.
10 cm. soltanto… sembrano pochi, eppure servono…

***

“Se un anno fa ti avessero detto ‘Oggi stai così’, ci avresti creduto mai?”.
Bella domanda. Trecentosessantagiorni in cui ho ribaltato – per necessità e/o scelta – completamente il mio vivere quotidiano. Ci penso spesso da quando me l’hanno posta. Non so come sarebbe potuta andare in maniera alternativa. So come è andata e come sta andando: abbastanza bene, grazie…

***

A proposito di un anno fa: cambiano le abitudini. A volte mette paura, lo so. Il non essere abituato a qualcosa, in qualche modo, ci limita. Nelle emozioni, negli affetti, con noi stessi. E ci rende diffidenti verso la novità che invece stanno lì ad aspettarci a braccia aperte, senza chiedere nulla. Sarebbe bello abbandonare certi simulacri ormai sbiaditi e guardare oltre.

On air:
Ho bisogno di vederti
di vederti e di toccarti
ho già fretta di infilarmi
nel tuo cuore
No, no non hai capito
non ho detto di spogliarti
io ci voglio entrare adesso
anche se sei vestita

Luca Carboni – L’amore che cos’è

[Senza Parole] #14

Take me up and let me down
hold me when i’m sad
take my eyes look around
take my ears listen to the stars
this is what u are
knock me down knock me out
make me feel shy
but when you hold me in your arms
i can just forget the tears i cried
this is what u are
write your number on my wall
say u gotta do
Cloud? your shadow on my soul even when you break my heart in two
this is what u are
lala
this is what u are

sha la la

take me up and let me down
hold me when i’m sad
take my eyes look around
take my hears listen to the stars
this is what u are
knock me down knock me out
make me feel shy
but when you hold me in your arms
i can just forget the tears i cried
this is what u are
say ah ah
this is what u are
lala
this is what u are

sha la la

Mario Biondi – This is what you are

Parole silenti

Mi chiedo – ormai già da un po’ – dove sono finite tutte le telefonate che quotidianamente massacravano il mio cellulare e – in alcuni casi – anche il mio equilibrio mentale. Squilli di amici, conoscenti, gente che frequentavo e che oggi sembra essersi dissolta nel tempo. Oggi come oggi, tolte le telefonate di lavoro, il silenzio la fa da padrone… o quasi…

Pensavo questo oggi.
Pensavo anche che ci sono sere che passo totalmente in silenzio, senza emettere suoni fino al giorno seguente. O meglio: passate ad elaborare parole silenti
Mi chiedo il perchè. E mi prendo la mia buona dose di colpe.
Cambiano i tempi, cambiano le esigenze personali, é vero… e me lo ripeto ogni giorno, ma proprio non riesco a capacitarmi di questa invo/evo-luzione

Qualcuno, con un sorriso disarmante, mi dice: “Andrea, le cose passano… le amicizie anche… é così, non puoi farci nulla…”
La stessa persona aggiunge: “Ognuno ha un giardinetto intorno a sé… nessuno – previa autorizzazione – deve valicarlo… Sta a te decidere chi far entrare o meno e, soprattutto, fino a dove”.
Beh, è vero… il giardinetto c’è, va curato, seminato ben bene e recintato.
Eppure qualcosa non quadra…
Forse ho recintato a mo’ di roccaforte il mio o – forse – non l’ho coltivato come da manuale, non so…
Ma non esiste solo il mio, di giardinetto.
Esistono anche gli altri ed esistono i loro, di giardinetti.
Dove il sottoscritto – per scelta (propria e non) o casualità – non ha accesso.

Quanto accesso abbia dato negli ultimi tempi al mio, non saprei giudicarlo… non credo molto comunque. Quanto ne ho dato fino a pochi mesi fa, lo so benissimo invece: illimitato o quasi. E, per dirla tutta, quando toccava a me accedere, non mi sono mai soffermato sui tipi di fiore o se l’erba è falciata o meno; ho cercato sempre di supportare il legittimo proprietario di quel fazzoletto di terra a prescindere dalla manutenzione, ringraziandolo – casomai – per avermi ospitato.
Ché, quello che conta veramente, non è l’entrare nel merito delle cose altrui, quanto il comprenderle o sforzarsi, perlomeno, di farlo. Anche perché, il mancato accesso al giardinetto potrebbe essere sintomatico di una serie di problematiche di difficile gestione, di un malessere non sempre manifesto.

E – anche se fa comodo pensarlo – non esistono giardinetti troppo lontani o troppo trafficati da non poter ospitare nessuno, né dalle mie parti né altrove…

On air:
Tutta la vita, senza mai chiudere una porta
salutando gli ultimi capelli
e con un ghigno criminale
come sarebbe fammi un esempio, un esempio.
Tutta la vita, senza nemmeno un paragone
fin dalla prima discoteca
lasciando a casa il cuore o sulle scale…

Lucio Dalla – Tutta la vita