Ferite
E’ tanto che non scrivo, decisamente.
In compenso parlo.
Con me stesso soprattutto, visto che di tempo ne ho eccome.
A volte ripenso a due martedì fa, quando qualcuno stava decidendo se farmi rimanere ancora qui o meno. Altre volte, penso a quanti martedì dovranno ancora venire per far sì che tutto questo sia solo un ricordo. A sentire in giro – così, a spanne – di martedì ne mancherebbero ancora una dozzina abbondante che, tradotti in mesi, fanno circa tre. Tre mesi ancora. Uno sicuro col tutore ed almeno due di riabilitazione. Non male come prospettiva…
Quando ci penso, cerco conforto in chi mi sta accanto in questo momento. “Magari” – dico – “se inizio a far qualcosa da solo, si abbreviano i tempi“… l’altro ti guarda, abbassa un po’ lo sguardo e dice “Si” sapendo – forse – che non sarà così, anzi… Io – nonostante tutto – mi sono dato una tabella di marcia, una velocità da mantenere. Non servirà a molto, ma è la mia velocità.
Periodo strano, comunque. L’intreccio tra “telefonate di rito” ed “affetto/amore puro” mi disarma. Sulle prime non mi soffermo nemmeno, non valgono neanche le energie sprecate per digitare con un solo dito. E’ il secondo che mi stordisce, mi lascia veramente senza parole. Chè fare le cose per amore è un conto, farle per affetto/amore è tutt’altro. Non so spiegarlo forse… so solo che questo è veramente un qualcosa su cui puntare la propria monetina…
Se mi guardo allo specchio, mi vedo acciaccato, ferito, pieno di cicatrici. Di una cosa sono certo: le cicatrici non saranno le uniche cose che mi porterò nel tempo. La consapevolezza di essere indipendenti dagli altri, autonomi, non ha prezzo. E penso a chi – in questo mondo – autonomo non lo sarà mai o non lo potrà più essere.
Domani, tornerò in studio. O almeno ci provo. Mezza giornata, giusto il tempo di tirare qualche filo. E soprattutto per respirare una sorta di “quotidianità” di cui accuso la mancanza. Sono uscito solo tre o quattro volte da qui a due settimane fa. Le più belle, sono state quando siamo scesi in giardino. Ho camminato un po’ a piedi scalzi sul prato, ho fumato una sigaretta, abbiamo parlato, sorriso, giocato… e – entrambe le volte – c’era una lucciola a farci compagnia… sempre nello stesso punto, quasi ci aspettasse…
L’ho cercata anche stasera, sbirciando dalla finestra, ma niente…
La rivedrò presto, lo so…
E – comunque – è proprio vero: bella la vita…
On air:
“Perché io sento che, son sicuro che
io so che gli angeli sono milioni di milioni
e che non li vedi nei cieli ma tra gli uomini
sono i più poveri e i più soli
quelli presi tra le reti…”
Lucio Dalla – Se io fossi un angelo