On air
Fischietto…
Questa in particolare…
“I’m put on the need inside,
can’t stop telling satisfied,
I’m coming to get you back again…”
Fischietto…
Questa in particolare…
“I’m put on the need inside,
can’t stop telling satisfied,
I’m coming to get you back again…”
“You’re a falling star, You’re the get away car.
You’re the line in the sand when I go too far.
You’re the swimming pool, on an August day.
And You’re the perfect thing to see.
And you play your card, but it’s kinda cute.
Ah, When you smile at me you know exactly what you do.
Baby don’t pretend, that you don’t know it’s true.
Cause you can see it when I look at you.
And in this crazy life, and through these crazy times
It’s you, it’s you, You make me sing.
You’re every line, you’re every word, you’re everything.
You’re a carousel, you’re a wishing well,
And you light me up, when you ring my bell.
You’re a mystery, you’re from outer space,
You’re every minute of my everyday.
And I can’t believe, uh that I’m your man,
And I get to kiss you baby just because I can.
Whatever comes our way, ah we’ll see it through,
And you know that’s what our love can do.
And in this crazy life, and through these crazy times
It’s you, it’s you, You make me sing
You’re every line, you’re every word, you’re everything.
So, La, La, La, La, La, La, La
So, La, La, La, La, La, La, La
And in this crazy life, and through these crazy times
It’s you, it’s you, You make me sing.
You’re every line, you’re every word, you’re everything.
You’re every song, and I sing along.
Cause you’re my everything.
yeah, yeah
So, La, La, La, La, La, La, La
So, La, La, La, La, La, La, La”
Micheal Bublè – Everything
C’è un articolo che mi ha veramente colpito nell’ultimo numero di NG. Quest’articolo – di Peter Miller ed intitolato “La logica dello sciame” – racconta come gli studiosi, prendendo spunto dall’organizzazione di alcune specie animali (formiche, api et similia), cerchino di elaborare “regole” applicabili alla società degli uomini, codificandone il comportamento e l’interazione. Il tutto, ovviamente, condito con delle foto da urlo.
L’autore spiega – a grandi linee – come il comportamento del singolo, proprio nella “logica dello sciame”, dia vita al comportamento del gruppo, della microsocietà di cui il singolo stesso fa parte. Leggendo, si scopre come alcune regole comportamentali siano già state mutuate dagli insetti ed applicate alla nostra società. Ovviamente – come prassi vuole – la prima applicazione di tali regole è in campo economico e, più precisamente, nel settore trasporti. Si passa così dalla logica dello sciame alla logica del profitto, che poi altro non è che l’unica regola che l’uomo sembra essersi dato da un paio di secoli ad oggi. Hai voglia a citare Wikipedia come esempio di tale “struttura”. Il succo del discorso è sempre quello: massimi profitti, ad ogni costo.
L’articolo chiude con un’affermazione che sembra riequilibrare un po’ tutto il discorso: “Un gruppo non potrà essere considerato ‘intelligente’ sei i suoi membri si imitano l’un l’altro, se seguono pedissequamente le tendenze o aspettino che qualcuno li istruisca sul da farsi. Affinchè un gruppo sia intelligente … … i suoi membri devono agire individualmente“.
Leggere certe cose mi lascia veramente perplesso e – ovviamente – suscita in me una serie di domande.
E’ possibile applicare una regola di un animale ad un altro animale? Tanto più per arricchire l’ennesima lobby?
E – se la collettività richiede comunque individualità d’azione – perchè assistiamo quotidianamente ad una narcotizzazione dei singoli attraverso media di ogni tipo? Ad una massificazione esponenziale?
Ma soprattutto (prendendo in prestito le sue parole):
Posso esser libero di non partecipare?
On air:
“Gli occhi fanno quel che possono
niente meno e niente più
tutto quello che non vedono
è perchè non vuoi vederlo tu”
Ligabue – Cosa vuoi che sia
Accendo l’ennesima sigaretta della giornata.
Il sonno in questo periodo sembra essere un optional troppo lussuoso… ma, tra dolori e caldo, ci può anche stare…
E così mi ritrovo a sfogliare un po’ il blog, a rileggere vecchi scritti…
Provo nostalgia quando rileggo certi post.
Di alcuni, ricordo il momento esatto in cui li ho scritti, la luce giallognola della vecchia casa, gli orari improbabili, l’euforia del momento o la disperazione, gli odori, le distanze… Ripenso a quelli scritti e mai pubblicati, a quelli pubblicati e cancellati di colpo, a tutte le vere parole silenti…
A chi conserva gelosamente la copia di un post particolare apparso soltanto 10 minuti…
Sfoglio l’ultimo anno della mia vita, lo vedo scritto qui.
Le salite, le discese e le risalite sintetizzate in 250kb di codice binario.
Mi rendo conto che – ad avere la chiave di lettura di alcune cose – sono il solo.
O forse no.
Ad alcuni sono veramente affezionato.
Questo e questo per esempio. E questo. Ed anche questo. E quest’altro ancora. Eppoi: questo, questo, questo e questo.
A rileggerli, sembrano solo parole buttate lì… ma rivivo esattamente le sensazioni dell’epoca, gli stati d’animo, gli odori.
In una sola parola le vibrazioni.
Bellissime vibrazioni.
On air:
“You give me something
That makes me scared alright
This could be nothing
But I’m willing to give it a try
Please give me something”
James Morrison – You give me something
“Stringo il mano sinistra ed abbasso il piede… “clanck”… Rilascio la mano sinistra, ruotando gentilmente la destra… 3000… 4000… 5000… Di nuovo: mano sinistra chiusa, piede all’insù, riapro la mano e ruoto la destra… 5000… 6000… 7000… Di nuovo ancora… e giù fino a 10.000… 11.000… 12.000…Il cambio di coppia, la trazione delle gomme sull’asfalto grossolano, il codone che sobbalza ad ogni cambio di direzione…”
Mi sveglio così… con l’odore dello smog addosso… ho una gran voglia di fare un giro, di quelli che ti perdi nella campagna romana… di giocare con qualche curva…
Poi mi guardo le mani e mi tornano in mente le scintille che si sollevano attorno a me, l’odore della benzina per terra…
E le parole dei miei… “Abbiamo un cuore solo“… e penso che ad averne uno solo non siano solo i miei…
Faccio due passi, va… che è meglio…
On air:
[Instrumental]
Marcus Miller – Power
Salendo da Via Flaminia per Corso Francia c’è una scritta – tra le tante che tappezzano i marmi – veramente bella. Da quando vengo scarrozzato, non posso fare a meno di leggerla tutti i giorni… e pensare che, passando in moto, non l’avevo – no, letta – ma neanche mai inserita nel mio campo visivo. Questa scritta non spicca di certo per la bella calligrafia o per il colore dello spray (che – detto francamente – nemmeno ricordo se sia rosso o blu)… Eppure, ogni giorno che passo, non posso fare a meno di leggerla e soffermarmi su quelle parole.
“Un mese è poco… ci meritiamo l’eterno”
Al di là del messaggio d’amore (che, già di per sè, non è poco), è l’immagine trasmessa che mi stordisce.
“…l’eterno”… quasi a voler cristallizzare quegl’attimi particolari, quelle emozioni che danno il batticuore e che domani potrebbero non esserci. E credo che sia proprio il batticuore il volàno della vita di ognuno di noi. Quale che sia l’emozione (amore, sentimento, affetto) non importa, l’importante è averlo.
E poi, il significato del “ci meritiamo” rende perfettamente l’idea. Le emozioni ci spettano, ci competono. Di diritto. Nel bene e nel male. A costo di andare controcorrente, vanno provate, vissute.
E si diventa – quindi – come bravi fotografi dove, non è la macchinetta a fare la differenza, ma l’occhio… la capacità di immortalare la scena, la posa perfetta.
Ecco perchè cerco – ancor più di quanto fatto finora – di scattare istantanee da conservare nel mio album…
On air:
“Je te vulesse dà
un po’ di luce in una stanza pe te fà tuccà
senza cadè pe te fa sapè
je te vulesse dà
tutto chello ca riesco a inventà
pe te fà ridere accussì
pe me fa sentì
pe me fa capì”
Pino Daniele – Basta ‘na jurnata ‘e sole
Inerzia
C’è un qualcosa che ci porta avanti, sempre… anche nei momenti più difficili. Una sorta di volàno che ogni giorno ti sospinge e ti dà l’inerzia necessaria per affrontare quello che è stato e/o quel che sarà. Io ho il mio.
Α-Ω
Piccoli ricordi… quando tagliai il filo della luce mentre lei cuciva… Heidi e Furia Cavallo del West… la fialetta della Wella a riflessi violacei… Portobello il venerdì sera mentre loro giocavano a yahtzee… l’odore della cucina…
Preferirei ricordare solo queste cose… ma ho in mente solo l’odore acre del cloruro di zinco e lo stridìo dell’impanatura delle viti nel legno…
Schiaffi
Le emozioni – quelle vere – sono l’unica cosa che non potranno mai toglierci. Non andrebbero mai perse di vista, anche nei momenti più difficili o che sembrano tali. Perchè tutto è di passaggio, tranne loro. A volte ce ne dimentichiamo o ce ne rendiamo conto solo quando si stanno per buttare nel cassetto dell’oblio. Ed è proprio in queste occasioni che arriva lo schiaffo che ci riporta coi piedi per terra. E quello schiaffo fa bene.
Fa veramente bene.
E mi tornano in mente questi versi:
“Pur con le gambe / e i polsi strettamente legati / ovunque / sento uccelli /e il profumo dei fiori”
Nemesi
“Conosci il significato della parola nemesi? La giusta e logica imposizione di un castigo terribile che si manifesta attraverso l’opera di un agente adeguato, personificato nella fattispecie da un terribile figlio di puttana… me!”
Ecco, questa citazione hollywoodiana rende benissimo. Specie quando penso ad un altro figlio di puttana.
Heart under siege
Il cuore sotto assedio.
Sempre e comunque. Anche quando ci sembra superfluo o scontato… chè di scontato non c’è niente…
Questa è la chiave di volta.
On air:
[Instrumental]
Giovanni Allevi – Come sei veramente