Agosto 2007

A perdifiato

[Vorrei andare a correre anche se mi è ancora proibito.]

Penso di non essere abituato alle decelerazioni violente. Mi spiazzano, mi prendono sempre in contropiede. Il passare da tanto a niente in pochi istanti mi crea sempre un filo di dolore, simile a quello provato nei déjà vu: quei dolori taciturni che provi senza neanche accorgertene. Lasciano interdetti quei dolori, che quasi ti chiedi se li hai provati veramente…

[Vorrei andare a correre. Sentire il vibrare dell'asfalto sotto le scarpe, sentire i muscoli sfibrarsi, sentire la mia musica.]

Forse è una sorta di ribellione verso la fine di un periodo. O, forse, è la voglia di accelerazione che ho. Vorrei andare a correre e – al tempo stesso – cerco atmosfere fatte di ritmi non serrati, di spensieratezza, di “no pressure over“. Mi disorienta l’idea di affrontare un po’ di cose lasciate accantonate, di ritrovarmi immerso in gesti meccanici, riaprire certi capitoli che – invece – chiusi non sono.

[Vorrei andare a correre. Lunedì chiedo se posso.]

Mi piacerebbe evitare le pressioni esterne, accessorie, non richieste. Perchè mi bastano e avanzano le mie. Perchè quelle poche volte che riesco a tenerle a bada, vorrei che tutto fosse immobile.

[Vorrei andare a correre. A perdifiato.]

On air:
Tell me, I guess that cupid was in disguise
The day you walked in and changed my life
I think it’s amazing,
The way that love can set you free
So now I walk in the midday sun
I never thought that my saviour would come
I think it’s amazing
I think it’s amazing
I think you’re amazing

George Michael – Amazing

Ma si…

Ma si… tutti al gabbio

Invece che per strada a lavare vetri o caricati come muli di borse e cd sulle spiagge, meglio che vadano a svaligiare appartamenti per campare…

Due-zero-zero-sette

L’impatto delle ruote sulla pista d’atterraggio mi riporta alla realtà, perso – com’ero – tra le righe di Tokyo Blues. Guardo le luci della pista scorrere a lato, penso ad un paio d’occhi seduti 10 file dietro e sorrido.
L’apertura del portellone segna – in qualche modo – la fine di questa estate. Un’estate che, in base ai presupposti, tutto doveva essere tranne che una “buona estate”. Invece lo è stata, eccome… contro ogni aspettativa.
Impressi nella mente alcuni momenti: le stelle che – indiscrete – si insinuano nella veranda, il lancio di un cognac, trentacinque eterni chilometri in taxi col cuore in gola, i colori sfocati al ristorante messicano sul mare… momenti che, come tante diapositive, scorrono senza sosta, instancabili.
Nonostante porterò sempre con me i segni dell’inizio estate, questi sono i momenti che rimarranno perchè vissuti in ogni loro singola piega, respirati a fondo. E quando ripenserò a tutto questo – magari sbiaditi – saranno loro che mi riporteranno sempre all’estate del duemilasette…

On air:
Ho scelto te così
senza riserve
l’anagrafe con me
vedrai non serve l’anima sì
e guai a chi la perde…

Renato Zero – Come mi vorresti

Aquiloni

Vende aquiloni. Nei suoi sandali – brutta copia della moda dell’estate – vende aquiloni. Uno lo tira nel vento, gli altri nello zainetto. Passa tutti i giorni quasi sempre alla stessa ora. Nell’altra mano, un campionario di tatuaggi all’henné. Un piede – il sinistro, forse – ricoperto da un nugolo di cerotti, quasi a lenire il dolore delle vesciche. Passa e tira il suo aquilone, quasi ignorando i potenziali acquirenti. Non parla, non si ferma da nessuno. Avrà si e no quindici anni.
Lo guardo passare e provo vergogna. Per una dignità che gli spetterebbe di diritto e che invece gli è negata. Per un cesso dove potersi lavare tutti i giorni. Per il sorriso che gli manca. Per tutte le carcasse di uomini che marciscono al sole.
Lui continua a passare. Forse – in cuor suo – non gli interessa vender aquiloni ma essere uno di loro: farsi trasportare leggero, giocare col vento, vedere il mondo dall’alto.
Ma lui continua a passare
Ed io a provare vergogna.

Lungotevere

Il mare che si allontana sempre più nello specchietto retrovisore.

Negl’occhi – fermo ad aspettare che scatti il verde – la luce arancione dei lampioni si mescola a quest’immagine. Una serata gommosa la fa da padrona mentre Roma mollemente si sposta da un ponte all’altro. Dalla macchina accanto la luce di un navigatore satellitare fa capolino, la guardo e penso a quando riaccenderò il mio per tornare a quel mare. Il verde mi sorprende, quasi mi disturba assorto come sono nei miei pensieri. Mi metto in movimento e decido di fare il giro largo per rileggere la scritta.
Ripenso al manto di stelle, all’odore della salsedine, alla caipirinha. Ripenso a quel mare.

Manca poco ormai…

On air:
Mi cerco mentre dormi
fra l’aria che muovi e quella che fermi
un metro fuori dai sogni
che quelli almeno sono tuoi

Ligabue – Forse mi trovo

[Senza Parole] #18

Non voglio alzarmi è domenica
Voglio pensare solo a te
A te che dormi su una nuvola
A te con me e a me con te
In fondo è una giornata stupida
Di alternative non ce n’è
Quello che c’è è una noia umida
In questa stanza senza senza te
Vorrei dormire ma è impossibile
M’ammazza il caldo delle tre
Mi vesto, esco come un missile
E’ vuota come me
Domenica d’estate ho freddo senza te
Il sole picchia come un pugile
Ma nel mio cuore nevica…
Potrei buttarmi dentro un cinema
Ma di vedere un porno non mi va
Tengono chiuse anche le chiese qua
In questo cesso di città
Però dal cielo comincia a scendere la sera
Sulle tovaglie di qualche ristorante
Si possono vedere già le stelle
Mentre si accendono qua e là
Non voglio andare a casa è domenica
Voglio pensare solo a te
A te che dormi su una nuvola
A te con me e a me con te..
Domenica d’estate ho freddo senza te
Le stelle ci son tutte ma
Ma nel mio cuore nevica
Domenica d’estate e noi lontani come statue noi perché
Tra poco passa un autobus,
Fa un’altra corsa è l’ultima

Lucio Dalla – Domenica

Andate e ritorni

Andate.

Di chi parte per riprendersi dalla prima linea, dall’ingranaggio del quotidiano. Per smaltire l’accumulo di tensione, il carico di preoccupazioni tenute nascoste. E non contano le distanze percorse, l’importante è andare… anche se si lascia qualcosa.
Perchè – tanto – quel qualcosa è lì, in buone mani, che l’aspetta.

E ritorni.

Uno in particolare: il mio. Ad una sorta di normalità che sembrava lontana, troppo lontana. Interrotta violentemente, senza dire nemmeno “permesso”. Ma, senza accorgersene, i martedì passano, filano via silenziosi e ti ritrovi a rivivere le piccole cose che ti sono venute a mancare. Ne riconquisti una ogni giorno che passa.
E – soprattutto – hai imparato quanto siano importanti, hai imparato a custodirle.

On air:
Now don’t you change a single thing for me
To me girl you’re the star
You supported me, with love, honour and devotion, yeah
Now you can believe in me and share in loves emotions
And make me say
Stay lady, stay baby stay…

Simply Red – Stay