Aquiloni
Vende aquiloni. Nei suoi sandali – brutta copia della moda dell’estate – vende aquiloni. Uno lo tira nel vento, gli altri nello zainetto. Passa tutti i giorni quasi sempre alla stessa ora. Nell’altra mano, un campionario di tatuaggi all’henné. Un piede – il sinistro, forse – ricoperto da un nugolo di cerotti, quasi a lenire il dolore delle vesciche. Passa e tira il suo aquilone, quasi ignorando i potenziali acquirenti. Non parla, non si ferma da nessuno. Avrà si e no quindici anni.
Lo guardo passare e provo vergogna. Per una dignità che gli spetterebbe di diritto e che invece gli è negata. Per un cesso dove potersi lavare tutti i giorni. Per il sorriso che gli manca. Per tutte le carcasse di uomini che marciscono al sole.
Lui continua a passare. Forse – in cuor suo – non gli interessa vender aquiloni ma essere uno di loro: farsi trasportare leggero, giocare col vento, vedere il mondo dall’alto.
Ma lui continua a passare
Ed io a provare vergogna.
forse, l’aquilone un giorno lo porterà dove non si soffre più. Forse.
e quanto mi sento impotente davanti a una scena come questa.