Settembre 2007

Alta velocità

Faccio il Raccordo ai centosettanta. Mio padre guarda il contachilometri, guarda me, non dice nulla: sa che - a modo mio - sto scaricando la tensione accumulata. Lo vedo guardare fuori pensieroso, gli occhi velati. Accendo la radio e butto lì due parole, cerco di farlo sorridere, in parte ci riesco.

Mi viene in mente quando - una volta al mese - lo accompagnavo in uno dei tanti giri di lavoro, solitamente di lunedì. Alle 5.30 in strada, solito caffè nel solito bar, la lettura di Cuore, il perdersi tra la periferia romana dove il sottoproletariato urbano di Pasolini esiste ancora. Appostata sotto un traliccio dell’alta tensione c’era una vecchia battona. Aveva una miriade di fogli e scriveva sempre, quasi fosse stata presa di peso da un cafè del Quartiere Latino e scaraventata lì. Ci fermavamo a guardarla, sorridendo. Ci chiedevamo cosa scrivesse, quante storie avesse da raccontare.

Oggi mi mancano proprio quei momenti.

On air:
Grido l’allarme che mi esplode dentro
Perché noi siamo al mondo problemi diversi

Litfiba - Prima Guardia

[Senza Parole] #21

Tell me how you’ve been,
Tell what you’ve seen,
Tell me that you’d like to see me too

Norah Jones - Not too late

Rosso

Passo l’ennesima serata chiuso in studio fino a tardi. Una manciata di sms rompono “quel” silenzio quasi irreale e allietano le ultime fatiche della giornata, mi sollevano dalle preoccupazioni. Prima di spegnere tutto, mi fermo ad ascoltare “quel” silenzio: l’unico rumore è il ronzio del computer ancora acceso. Spengo tutto ed esco. “E’ ora” mi dico.

Fuori c’è pressappoco lo stesso silenzio. Cammino verso la macchina, guardo le finestre accese nei palazzi alla mia sinistra, faccio una telefonata. Non so ancora che una “cena regalata” mi aspetta dietro l’angolo: c’è affetto in quelle vaschette d’alluminio, c’è calore, c’è quello di cui ho bisogno in questo momento.

Anche a casa c’è lo stesso silenzio.

Settembre non è solo un mese di ripresa per me: è un mese pesante, ogni anno, da dieci anni a questa parte. Dai ritmi serrati, dalle scadenze pressanti. Dovrei esser rodato eppure accuso il colpo, stavolta in maniera particolare. D’altronde i motivi ci stanno tutti.
E - come tutti i settembre che si rispettino - penso al rosso.

Perchè il rosso è il colore che sento di più, che meglio mi descrive.
Perchè mi perdo quei tramonti - che solo settembre e maggio regalano - che accendono Roma.
Perchè cambiano i colori e tutto diventa più tenue, più accogliente.
Perchè mi viene voglia di partire per l’Africa.
Perchè ripenso a settembre dello scorso anno.

On air:
Ogni terra un nome
ed ogni nome un fiore dentro me
La ragione esplode
ed ogni cosa va da se
Mare accarezzami
Luna ubriacami
Rio, Santiago, Lima & Holguin,
Buenos Aires, Napoli
Rio, Bahia, Santiago & Holguin,
Buenos Aires

Negrita - Rotolando verso sud

Guerrilla

Ore 9.40 in studio.
Nell’ordine:

  • 18 email (già al netto dello spam)
  • 7 telefonate in entrata sul cellulare
  • 4 telefonate in uscita sul cellulare
  • 3 sms
  • 14 telefonate in entrata sul fisso (di cui una di 20 minuti)
  • 3 fax ricevuti
  • 2 messaggi offline su MSN
  • 2 clienti senza preavviso

Mmm…
[Mumble mumble]

Meno male che son ben altri i piaceri della vita:

Spassionatamente

On air:
[Silenzio]

Luci della ribalta

Bambino “Ma, prima di nascere, dove stanno i bambini?
Uomo “Eh… stanno in un posto bello, dove tutto va sempre bene…
Bambino “E poi? Che succede?
Uomo “E poi si fa una lotteria e…
Bambino “…e chi vince, nasce?
Uomo “No, chi vince resta… è chi perde che nasce…”

Pressappoco questo è il dialogo - in un vecchio film di Nanni Loi - tra un uomo, troppo stanco, ed un bambino. E’ da oggi che ci penso in continuazione.

Penso anche che - più che una lotteria - la vita sia uno spettacolo. Non uno spettacolo qualsiasi. Piuttosto uno di quelli dove ogni attore, già obbligato a fare l’orso ammaestrato per diletto di uno “spettatore” troppo esigente, sia costretto non solo a pagare un biglietto d’ingresso, ma anche uno d’uscita. Entrambi dal prezzo troppo alto, veramente troppo.

Anche perchè, se lo spettacolo fosse un musical tutto “luci&lustrini” ci si potrebbe stare; il fatto è che - nella maggior parte dei casi - lo spettacolo non è nemmeno paragonabile ad una rappresentazione parrocchiale della domenica. Di quelle tristi, con le scenografie dipinte a tempera ed i costumi fatti di carta crespa e punti di spillatrice.

E col solito “spettatore” sempre seduto lì.

Ma il problema, quello vero, è che la campagna abbonamenti per spettacoli del genere non è mai chiusa.

On air:
Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi:
la locomotiva ha la strada segnata,
il bufalo può scartare di lato e cadere

Francesco De Gregori - Bufalo Bill

Pezzi di vetro

Mi sembra di camminare su di essi stamattina. E’ come rompere un bicchiere in una stanza e cercare poi di attraversarla. Provi ad evitarli guardando in controluce ma qualcuno sfugge sempre. Quelli più grossi li eviti ad occhio, di quelli piccoli ne avverti solo lo scricchiolio sotto le scarpe.
Vetri o no, la stanza la attraversi comunque…

Noi siamo tutti esseri imperfetti che viviamo in un mondo imperfetto. Non viviamo misurando le distanze con la riga, gli angoli col goniometro e controllando entrate e uscite come sul conto in banca, o no?

Due ore e trentasei minuti

Di parole.
Di quelle che ti mettono spalle al muro.
Che, sul momento, amplificano paure.
Che ti sbarrano tutti i bivii e ti dicono che la strada è una sola.
E che poi - lentamente - dilavano, filtrano dentro.

“Grazie”

Mi torna in mente questa canzone…

Persone che non san parlare
che mettono in ordine i pensieri
persone piene di paura
che qualcuno voglia giocare
coi loro piccoli e grandi
contraddittori pensieri

Luca Carboni - Persone silenziose

Babilonia

Giornata di silenzi, questa.
Trascorsa a recuperare il tempo perso su una tabella di marcia che sembra andare troppo veloce.
Ho interagito 4 volte in tutto oggi, di cui 2 con la stessa persona.

Anche la serata è di silenzi.
I pensieri si infrangono l’un l’altro, si mischiano e si frammentano come mille gocce d’olio nell’acqua.
Babilonia nella testa.

On air:
Close your eyes, just feel and realize
It is real and not a dream, I’m in you and you’re in me
It is time to break the chains of life
If you follow you will see, what’s beyond reality

Enigma - Beyond the invisible

Camera oscura

Raccordo pensieri sparsi e riordino immagini catturate durante il giorno, tutte le sere. Non una mera catalogazione degli eventi, a quello provvede - in automatico - la mia memoria storica. Piuttosto una sorta di album per la mia memoria emotiva. E’ come se scattassi quotidianamente delle istantanee e - alla sera - mi dedicassi al loro sviluppo.

Scorro la mia pellicola, seleziono le pose migliori e le imprimo su carta. Ed allora mi perdo tra liquidi e bagni d’arresto, tra flaconi di fissanti e fogli di carta fotografica. Man mano che diventano visibili, rivivo il momento dello scatto, rubare l’attimo che fa la differenza. Le appendo ad asciugare, le riguardo un po’ - quasi a volerle portare subito con me - e vado a dormire, lasciando alla notte il compito di fissarle in maniera indelebile.

Officine meccaniche

Costruiamo ingranaggi. Quotidianamente. Lo facciamo in ogni situazione, in ogni gesto seppur piccolo. Spesso vengono fuori bei lavori: sincronia, alta meccanica, precisione tutte unite in un unico corpo; che ti ci perderesti a guardarli, quasi come gli acquari. Per quanto ci sforziamo pero’, questi ingranaggi non sempre combaciano, girano “rotondi”, non esprimono la coppia adeguata. Non pretendo di costruire ingranaggi perfetti, disposto - sempre e comunque - a qualche limatina, qualche aggiustatina affinchè gli ingranaggi combacino meglio. Gli ingranaggi però - nonostante i nostri sforzi - non sempre girano come dovrebbero. Ed allora prendi atto che un meccanismo, in quanto tale, ha bisogno di rodaggio, di lasciar fare all’usura quel lavoro di lima che invece vorresti fare tu. Di autotararsi sulla giusta rotazione e trasmettere la giusta energia.

On air:
So close no matter how far
It couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Metallica - Nothing else matters

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