Alta velocità
Faccio il Raccordo ai centosettanta. Mio padre guarda il contachilometri, guarda me, non dice nulla: sa che – a modo mio – sto scaricando la tensione accumulata. Lo vedo guardare fuori pensieroso, gli occhi velati. Accendo la radio e butto lì due parole, cerco di farlo sorridere, in parte ci riesco.
Mi viene in mente quando – una volta al mese – lo accompagnavo in uno dei tanti giri di lavoro, solitamente di lunedì. Alle 5.30 in strada, solito caffè nel solito bar, la lettura di Cuore, il perdersi tra la periferia romana dove il sottoproletariato urbano di Pasolini esiste ancora. Appostata sotto un traliccio dell’alta tensione c’era una vecchia battona. Aveva una miriade di fogli e scriveva sempre, quasi fosse stata presa di peso da un cafè del Quartiere Latino e scaraventata lì. Ci fermavamo a guardarla, sorridendo. Ci chiedevamo cosa scrivesse, quante storie avesse da raccontare.
Oggi mi mancano proprio quei momenti.
On air:
“Grido l’allarme che mi esplode dentro
Perché noi siamo al mondo problemi diversi”
Litfiba – Prima Guardia