Pezzi di vetro
Mi sembra di camminare su di essi stamattina. E’ come rompere un bicchiere in una stanza e cercare poi di attraversarla. Provi ad evitarli guardando in controluce ma qualcuno sfugge sempre. Quelli più grossi li eviti ad occhio, di quelli piccoli ne avverti solo lo scricchiolio sotto le scarpe.
Vetri o no, la stanza la attraversi comunque…
“Noi siamo tutti esseri imperfetti che viviamo in un mondo imperfetto. Non viviamo misurando le distanze con la riga, gli angoli col goniometro e controllando entrate e uscite come sul conto in banca, o no?“
“L’uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l’angolo retto di una stella…..
Niente a che vedere col circo,
nè acrobati nè mangiatori di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai.
Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
“è mia”; sottindente la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un pò di tempo fà che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l’uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perchè ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.
Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice “È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito”.
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai”.
Ci sta bene……….
Miciastra
Essì… ci sta proprio bene…
Casualità:
anche a me è venuta subito in mente questa stupenda canzone di De Gregori …e che sorpresa trovarmela quì.
La presenza dello strumento di misura, di per se stessa, inficia l’autenticità della misura. E poi ognuno ha un proprio metro forgiato da esperienze e sentimenti. A me piace il metro della mancanza, della nostalgia.
Carlo
Spesso mi chiedo quale sia il mio, di metro. Sicuramente quello della nostalgia, dell’attesa, delle scene dove il rosso e le sue tonalità predominano…