E…
XYZ: “E… che fai a Capodanno?”
IM: “Se sono fortunato sto a casa, se sono sfortunato ricevo qualche invito”
Già… che faccio a Capodanno? Non lo so nemmeno io… come se poi fosse obbligatorio fare qualcosa. Chi cazzo l’ha detto che debba divertirmi per forza la notte di Capodanno? O di Carnevale? Due giorni che odio, mai tollerati. Sentirmi obbligato a ridere e sorridere per forza (che poi, sono i gesti più naturali e spontanei dell’uomo) quando – magari – ho le palle che frullano più veloci delle particelle del CERN. Come se una notte di 10 ore servisse a buttare via i bocconi amari, le preoccupazioni, gli schiaffi che hai preso fino a dieci minuti prima.
Quindi non so cosa farò a Capodanno. Questo è poco ma sicuro.
So – invece – cosa ho fatto o non ho fatto quest’anno.
So esattamente quello che ogni singolo giorno mi ha dato e mi ha tolto.
Di Gennaio, so che mi ha dato un trasloco lampo, una nuova casa, una cena in un ristorante giapponese, delle urla in piena notte all’angolo di una concessionaria. Ma – soprattutto – un pomeriggio di quelli da spezzare il fiato per l’emozione.
Febbraio mi ha fatto conoscere – per la prima volta – il senso del distacco, della lontananza. Ma anche il ritrovarsi e rimanere senza parole. Mi ha dato anche una corsa in moto come non facevo da tempo, di quelle dove la strada è un fettuccia e tu, lanciato, cerchi di scrollarti di dosso un po’ di sudiciume. Oggi non la rifarei. Tanto, il fardello che ognuno di noi porta con sè, rimane ben aggrappato anche ad alte velocità.
Marzo sembra esser passato così, ovattato, senza togliere o dare più di tanto. A pensarci bene, niente passa così. I segni restano sempre, nel bene e nel male. Fortunatamente i segni lasciati da Marzo, sono state principalmente buone emozioni.
Ad Aprile ho sottratto una foto, di quelle inaspettate, quando i raggi del sole fanno il loro lavoro. Non so quante volte l’ho guardata da allora. Ad Aprile però, ho anche sistemato un conto che avevo in sospeso: perchè l’affetto prescinde dall’amore. E perchè ognuno di noi ha diritto a quella dignità che gli spetta come essere umano.
Maggio mi ha dato un anno in più, almeno all’anagrafe. Mi ha dato una giacca da moto nuova, quella che – oggi – è strappata e che ha limitato i danni. E poi mi ha messo alla prova in un momento critico. In bilico tra complicità e presenza. Credo di averla superata, ma non ne sono sicuro.
Di Giugno, di questo Giugno 2007, potrei parlarne all’infinito. So che i segni che ha lasciato saranno difficili da cancellare. Fisicamente e non. Ma mi ha dato anche, a modo suo, momenti fuori dal tempo e dallo spazio. Malgrado tutto, Giugno 2007 mi piace ricordarlo per un concerto sotto un cielo stellato ed una lucciola a farci compagnia.
Luglio, senza battere ciglio, mi ha tolto mia nonna materna. Così, senza nemmeno avvisare. Ed io ero lì, immobile che guardavo. Non potevo nemmeno abbracciare mia madre. Poi, non contento, Luglio mi ha ridato il senso del distacco, le distanze incolmabili ed il tempo infinito.
Da Agosto sono uscito vincitore: una corsa di 220 chilometri al mare, un’amaca, il sole. E poi una strada mille curve in taxi, di quelle lunghissime, dove le luci da dove sei partito sembrano già lontane e quelle dove devi arrivare ancora più distanti. Ma alla fine arrivi.
Settembre mi ha preso, mi ha masticato un po’ e mi ha gettato via come una gomma senza più sapore. Non mi ha dato nemmeno il tempo di respirare, con le sue riprese veloci, un altro – ennesimo – distacco inaspettato, un altro infortunio. Si rischia di perdersi in mesi come questi.
Ottobre, invece, ha avvisato eccome quando si è portato via mia nonna paterna. Mi ha tolto le parole che avrei voluto dire a mio padre e che invece sono rimaste strozzate in gola. Ma anche stavolta ho ingoiato, ho rialzato la testa e gli ho strappato il 12 ed il 28. Perchè non si può sempre dare, ogni tanto si deve anche avere.
Anche Novembre si è portato via qualcosa: LEI. E – anche a Novembre – ho pareggiato il conto. Così il 9 è arrivata Dafne… Peccato abbia preso il gol al 90°, quando – con il suo sabato 24 ed in perfetto contropiede – mi ha messo con il culo per terra.
Di Dicembre salvo poche cose: sicuramente un paio di cene dove parli e dici quello che forse non hai mai detto. Servono? Credo di si. Mi regalato anche un paio di weekend inaspettati, che poi sono quelli più belli, perchè ti sorprendono e ti lasciano senza parole. E poi, di Dicembre, salvo il mio ramo natalizio…
Chissà quante cose ho tralasciato, ho fatto finta di dimenticare od ho volutamente omesso. Chissà quante pagine si potrebbero riempire con le cose che capitano in un anno. Fitte, intrecciate, intense. Quante facce ho incontrato e quante ne ho dimenticate. Un mescolìo continuo di eventi, di situazioni che – ognuno a modo suo – ci plasma, ci forma e fa guardare comunque avanti. Ecco questi mesi sono passati così, ma sono andati. Hanno abbandonato il campo. Non so se abbiano vinto o meno, ma io sono ancora qui a giocare. Mentre loro lasciano il loro posto a nuovi giocatori.
A proposito: non so cosa faccio a Capodanno…


