Dicembre 2007

Omesse verità

Scherzosamente, definisco così le bugie dette a fin di bene, magari per alleviare dolori e dispiaceri. Anzi: più che le bugie, le cose non dette.
Ma dipende molto chi si ha davanti.
Perchè in certi casi si peggiorano le cose, sottovalutando la persona; specie poi, quando la stessa s/ragiona alla velocità della luce (o – autocitandomi – ha le sinapsi veloci).
E quando succede – quasi a scrollarci di dosso quel senso di incertezza – sondiamo il terreno, cerchiamo conferme, chiediamo: “Beh, non mi chiedi nulla?
L’altro ti guarda, abbassa lo sguardo e pensa: “E che dovrei chiederti? Quello che già so e che non dici?

Brutti sogni

Vorrei che qualcuno venisse a svegliarmi da questo brutto sogno

E tu lì – che ascolti fumando una sigaretta – sapendo di non poter far nulla.
Fai un po’ il giullare ma sai che non serve.
Le lacrime scendono comunque.
E tu sempre lì a guardare e fumare.
Senza trovare le parole giuste.
Solo un “ti voglio bene“.

E’ da ieri che non riesco a togliermi dalla testa questa frase.
Vedere un proprio affetto subire passivamente fa male.
Veramente male.

Energy

Quando la selezione casuale dell’iPod ti fa iniziare la giornata così, non potrà che essere una buona giornata…

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Your eyes won’t believe
what your mind can’t concieve

Incognito – Nights over Egypt

Oggi

Oggi fermo tutto.

Telefoni vari, appuntamenti, scadenze: tutto fermo, tutto spostato. Giusto il tempo di concedermi – per puro diletto e grandissima autoreferenzialità - un botta-e-risposta via mail con lo stronzo di turno e poi via.
Anche i dolori, le preoccupazioni, gli impegni economici e le sedute fisioterapiche: oggi non esistono nè sono mai esistiti. O – meglio – stanno lì ma faccio finta di nulla. Tanto hanno la pazienza di aspettarmi.
Non ricordo nemmeno quel giorno in cui ho lasciato parte di me sull’asfalto.
O quando – sdraiato ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette - contavo i minuti e bestemmiavo in tutte le lingue.
O quando – per amore – venivo narcotizzato perchè i dolori non mi davano tregua.
O quando di tutto il mio fardello se n’è fatta carico una sola persona.
O quando non riuscivo a comunicare il malessere del momento ed il mondo – noncurante – invece andava avanti.
O quando mi si dice “Chiamalo. Sai, non sta tanto bene d’umore” e quando, invece, non lo stavo io bene - d’umore e non solo – il telefono era muto.
Oggi non ricordo niente di tutto questo.

Ripenso a questa canzone e decido che oggi - 05/12/2007 - me ne sto un po’ sulla mia isola, con la mia isola.
Io e lei.
Nessun altro.

Oggi fermo proprio tutto. Tranne il cuore.

ICQ-Style

- Non ti ho ancora ringraziato abbastanza per l’aiuto che mi hai dato
- Shhh… non serve…
- Si che serve
- Basta guardarsi per dirsi “grazie”…
- Ma dire “grazie” è importante
- Si… ma basta sempre guardarsi senza dirsi nulla…

Quattro chiacchiere

Parcheggio, spengo il motore e rimango immobile dieci minuti con lo sguardo fisso nel vuoto. Cerco di rassettare un po’ i pensieri ma sembrano non volermi dar retta. Oggi non vorrei mai scendere, ma non ho alternative. In altre occasioni avrei stretto i denti e mi sarei trascinato fino a fine giornata. Ma oggi proprio non ci riesco.

 

Spaurito, ecco: questo è il termine che descrive meglio lo stato d’animo di questa giornata. Nè allarmato nè preoccupato nè – tantomeno – timoroso: spaurito e basta. A dire il vero è un po’ di tempo che mi sento così. Spaurito e remissivo, l’esatto opposto di come sono abitualmente. E – quando non lo sono – dirotto l’aggressività nella direzione sbagliata. Non mi sento vigliacco (non rientra nella mia indole), quanto arrendevole. E quindi rimango (o vorrei rimanere) immobile, come gli animali quando sono feriti. Dovrei espellere un po’ di sporcizia accumulata in questi ultimi sei mesi, ma non riesco a trovare il giusto metodo.

Magari ho solo bisogno di fare quattro chiacchiere…

On air:
A parte che i tempi stringono e tu li vorresti allargare
e intanto si allarga la nebbia e avresti potuto vivere al mare.
Ed anche le stelle cadono alcune sia fuori che dentro
per un desiderio che esprimi te ne rimangono fuori altri cento.
Niente paura, niente paura
Niente paura, ci pensa la vita mi han detto così…
Niente paura, niente paura
niente paura, si vede la luna perfino da qui.

Ligabue – Niente Paura

5-F

Ovvero: 5 foto che parlano di me.
Per chi non l’avesse ancora intuito, è un altro – ennesimo – meme. Le regole? Semplicissime: postare cinque foto – di cui almeno una ci ritragga – e dargli un nome.

5-F

[1] “Buon Sangue”
E’ il tatuaggio che ho sull’avambraccio sinistro. La versione originale ha la goccia rossa. E’ anche il mio avatar da diversi, molti, anni ormai (almeno una decina). Qualcuno, ghignando, dice che è il simbolo dell’Avis ma – se decidessi di coprirlo – si incazzerebbe come un’ape.

[2] “Dafne & Co.”
Non credo ci sia da aggiungere molto, no?

[3] “Quattro Quarti”
Il mio iPod: nero, 80gb, sempre con me. L’unico oggetto di cui non potrei veramente fare a meno.

[4] “Mal d’Africa”
E’ il viaggio della mia vita: le Victoria Falls. Preventivato come auto-regalo per i miei 35 anni. Perchè? Forse per questo film

[5] “Croce e Delizia”
Ossia: le accelerazioni, le curve delle campagne romane, il batticuore, il mettermi alla prova.
Ma anche: un ferro e 10 perni nella mia spalla destra e cicatrici varie. Preoccupazioni, lacrime e tanta fatica per recuperare.
Dunque: basta così, almeno per ora.

Ed ora il bello: chiamiamo a rapporto MICIASTRA, PAROLIBERO, ANNA e SIMONA.

Ah, dimenticavo: la colpa è di GIRAFFA.
Prendetevela con lei…

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