Si vis pacem, para bellum
So già che quello che sto per scrivere non piacerà o susciterà qualche protesta. Fa niente. Fa niente perchè di fronte alle cazzate ed all’ipocrisia non riesco proprio a tacere. Mi riferisco a notizie come questa: “Boicottiamo Pechino 2008“.
Come? Scusi, può ripetere? Boicottiamo Pechino 2008? E perchè? Ah, il Tibet… i diritti umani… Giusto, i diritti umani.
Ma dove erano questi tizi quando i diritti umani venivano - e vengono tuttora - calpestati in Sierra Leone? E in Darfur, in Cile, in Nicaragua, in Congo, in Cambogia, in Laos, in Vietnam, in Sudafrica, in Argentina, in Cecenia, ad Haiti, in Angola, in Rwanda, in Somalia? E perchè nessuno si incazza come un’ape quando legge che due terzi della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile? Non è un diritto umano anche questo?
Dove erano “lorsignori”?
Dove sono ora? Vorrei sapere dove sono. Perchè la LISTA è lunga.
Allora viene da chiedermi un’altra cosa: non è che ce la prendiamo tanto per il Tibet solo ed esclusivamente perchè la Cina (e l’Oriente in generale) oggi è lo spauracchio commerciale di un potere economico ormai in frantumi? O - forse - il Comitato Olimpico Internazionale non sapeva - nel 2001 - che è dal ‘59 che va avanti questa storia? Cosa c’entrano le Olimpiadi con l’autodeterminazione di un popolo? Diciamocela tutta: abbiamo tenuto “sotto mazzola” per diversi anni i PVS ed ora che hanno alzato la testa, ci mettono paura. Molta paura. Ce ne frega cazzi del Tibet e del resto del mondo.
Non è con questo che si ottiene quello che ci spetta di diritto, la dignità che ogni uomo dovrebbe avere. “Servono guerre e rivoluzioni e drammi e sangue, per arrivarci“, come dice Parolibero. O - per dirla diversamente - “Si vis pacem, para bellum“.
Tutto il mio appoggio agli oppressi, fa parte della mia formazione, delle parole di mio padre, del mio senso di giustizia.
Ma non toccatemi i 100 metri.
Per la serie “The show must go on” ?!
Solitamente se non si protesta non si ottengono risultati positivi, ma è anche vero che se si protesta contro gente “sorda e cieca” non serve a nulla.
Trovo sempre difficile prendere una posizione netta su questo genere di cose, ma non credo che boicottare le Olimpiadi possa cambiare le sorti di un popolo, anche se “farsi sentire” può anche indurre a pensare… poi, chissà.
è un popolo che cerca di approffittare di essere sotto i riflettori delle olimpiadi per gridare al mondo la sua sete… ma davanti ha la cina della grande guida MAO, del libretto rosso e così i pacifisti nostrani questa volta concordano con bush e i nostri zapatero guardano alle stelle… non temere IM, vedrai i tuoi 100 m
son d’accordo, eh. mi piacerebbe vedere i monaci tibetani che abbandonano per un po’ la loro armonia col mondo, per dare un futuro al loro popolo, pensa che bello, una rivoluzione di monaci guerrieri non s’è mai vista, monaci guerrieri che cacciano i colonialisti cinesi. Ma il punto è che devono farlo da soli, è inutile che l’occidente si impicci come fa sempre: il boicottaggio, poi, è la solita cazzata di facciata [e però, c’è da dire che a pechino, in questo momento storico, farebbe parecchio male sia da un punto di vista politico che economico].
Anch’io, tapina, ho tuonato contro le Olimpiadi, e non è che tuoni di meno di fronte ad altri eccidi. E’ che, magari, di alcune cose si parla più che di altre, anche se il principio rimane, e non dovrebbe toccarlo nessuno.
Ammazza, IM, non ti avevo MAI e dico MAI letto così “massiccio ed incazzato” (queste parole le riferirono a me tempo fa, facendomi ridere parecchio).
Ha ragione Gandalf: avrai i tuoi 100 metri.
@Anna: No, protestare serve eccome. Ma nel modo giusto. Nel 2001 - al momento dell’assegnazione - lo sapevano. Uscirsene oggi, a 3 mesi dall’evento è semplicemente ridicolo.
@Gandalf: Amico mio, sono cinquant’anni che stanno in quella situazione e che nessuno ha mosso un dito. Abbiamo considerato la Cina negli ultimi 20 anni come uno dei più grandi bacini d’investimento, ci ricordiamo ora dei diritti umani? Quando Naomi Klein scrisse “No Logo” tutti la bollarono come sovversiva perchè invitava a boicottare i produttori mondiali che producevano sfruttando determinate condizioni. Ora che nel tessile (tanto per citarne uno di esempio) ci stanno spaccando in due, ci ricordiamo - guarda caso - dei diritti dei lavoratori. E’ il mio campo, sono pieno di pubblicazioni dove ti dicono quanto e come conviene investire in manodopera straniera. Non prendiamoci in giro…
@Gigi: Che dirti Gi’… io son dell’idea che - messo all’angolo - ogni uomo è una tigre…
@Dyo: Vedi Dy’, qui non si tratta di essere incazzati ma coerenti. I miei 100 metri (che poi sono una provocazione bella e buona) rappresentano - a mio modo di vedere le cose - quella coerenza che è mancata all’epoca e che manca tutt’ora. Perchè nessuno può credere che il Comitato Olimpico o il resto del mondo fosse all’oscuro di quello che accade dal 1959 ad oggi in Tibet. Nessuno. Primo, perchè se ne parla giustamente da anni ed anni. Secondo perchè, tutti quelli che oggi cascano dal pero, sapevano benissimo ieri come funzionava perchè avevano affari in quelle zone e ce l’hanno tuttora.
Lo so. Alla luce di queste considerazioni le balle girano, in effetti.
Guarda la cosa anche da un altro lato: è verissimo che per 50 anni l’Occidente industrializzato non ha fatto un beneamato picchio per il Tibet (come in centro altre occasioni) perchè faceva e fà affari con la Cina, è verissimo che dovevano pensarci prima (nel 1999) quando hanno assegnato l’Olimpiade a questo governo dittatoriale, ma è anche vero che ciò non giustifica continuare su una strada sbagliata. In poche parole, non è mai tardi per una seria inversione di rotta e qualsiasi forma di boicottaggio sarebbe un’ottima forma di pressione sul governo cinese, perchè rischierebbero pesanti contraccolpi proprio sul piano economico e dell’immagine. Non credi ?
Quando scrivi di queste cose, mi provochi una rabbia immensa, come se quella che ho, nel vivere in questo contesto politico così di basso livello, non sia già abbastanza.
@No Blogger: Ripeto, mai e poi mai riuscirei a giustificare qualunque forma di prevaricazione.
Quello che mi urta - e tanto anche - è l’indorare la real-politick con l’ipocrisia. Ed in questi ultimi anni, di ipocrisia se ne vede molta…
@Miciastra: …
E lo sai che a volte non ci riesco proprio a star zitto…
E’ vero l’ipocrisia scorre a fiumi, come il sangue dei tibetani, però…mi pare il caso di dargli una mano ;-)