Accezioni
TESTA DI CAZZO: Essere umano in grado di far saltare la luce ad un intero condominio, bloccando il programma con cui il sottoscritto deve presentare, entro 5 giorni, duecento-e-passa dichiarazioni.
TESTA DI CAZZO: Essere umano in grado di far saltare la luce ad un intero condominio, bloccando il programma con cui il sottoscritto deve presentare, entro 5 giorni, duecento-e-passa dichiarazioni.
Chiudo studio che sono le 10 passate. Decido di mangiare una cosa al ristorante di un amico, non ho voglia di prepararmi la cena stasera. Rientrando a casa mi ritorna in mente una CANZONE. La collego a due episodi: il rientro da una gita scolastica a Lido degli Estensi nel ‘92 e QUESTA SERATA DI GIUGNO 2007. Chissà perchè ripenso a questa canzone…
Bella quella sera comunque.
Io ero lì, eravamo lì.
Guest. Ospite.
Questo c’è scritto sul mio badge, quello che Miciastra mi ha regalato anche quest’anno. Con questo passo ovunque, o quasi.
E’ stanca, stressata, ipertesa la Micia. In guerra ogni momento, passa dall’inglese al francese allo spagnolo nel giro di cinque minuti, senza contare email, cellulare, radiolina. Il tutto senza sosta dalle 8.00 alle 24.00 se le dice bene. Ogni tanto le porto qualcosa: pizzette, tartine e prosecco, sigarette, fanta, whiskey. Ho fatto anche due incursioni mattutine lasciandole dei pasticcini che mi ha regalato un cliente. Arrivo la sera, la saluto al volo, le lascio la “merce” e vado a vedere gli incontri, per non starle troppo tra i piedi. A volte mi dice di rimanere lì con lei, io mi sento di troppo, lei dice che è come una sorta di amuleto. E allora resto un po’ lì a guardarla combattere con le persone e le situazioni più disparate. Io – al suo posto – le mani addosso a qualcuno le avrei messe già da un po’. Da un bel po’.
Quest’anno conosco un po’ di gente che lavora con lei: ceno in tenda con loro, bevo con loro, mi danno un pass per il parcheggio, mi fanno sentire uno di loro. Mi hanno portato nel TV Compound, nella Press Area, nelle zone dove un guest – e tanto più un comune spettatore – non si potrebbe neanche avvicinare. Il giro più bello me lo ha fatto comunque fare Miciastra, ma non quest’anno: l’anno scorso, quando la struttura non era ancora in restauro.
Sono riuscito a vedere poche partite importanti. In compenso ho assistito al viavai dei giocatori: Federer, Nadal, la Sharapova, le Williams e via dicendo. Nulla di che: la vera emozione è stato esser chiamato da Miciastra per sistemare il cellulare di Pietrangeli, Nicola Pietrangeli. E’ stato come trovarsi accanto a Pelè, a Senna. Credo non ci sia altro da aggiungere.
Al ritorno dagli incontri, la scena è sempre la stessa: gli uffici ormai vuoti, Miciastra che finisce di preparare il lavoro per il giorno dopo, due sigarette affacciato sui campi, il conteggio dell’orario di lavoro per l’ufficio del personale e poi a casa. La seguo in macchina, aspetto che parcheggi, la accompagno al portone. Si sfoga un po’, mi racconta gli scazzi, abbozza un sorriso. Faccio un po’ il giullare ma è troppo stanca. Le dò la buonanotte e vado a casa anch’io.
Ora il badge è poggiato qui sul tavolo, lo guardo e so quanta fatica c’è dietro.
“E tu? Cosa è che ti turba? Che cerchi per essere felice?”
Penso da un po’ a questa domanda fatta da un amico, durante una cena. Cosa mi turba? Bella domanda… Fondamentalmente tutto. O meglio: molte cose non mi entusiasmano più come una volta. Posso averle o non averle e non mi cambia nulla. Non mi interessano più, possono esserci o non esserci tanto è uguale. Forse è un passaggio che prima o poi fanno tutti, non saprei. So che guardo queste cose con distacco. Penso che si arrivi ad un punto dove siano le piccole cose a cambiare la vita, a farti sorridere. A darti un po’ di quella serenità che giorno dopo giorno il “quotidiano” cerca di toglierti sistematicamente. Macchine, vestiti, ambienti glamour, orologi… tutto bello ma possono anche andare a fanculo. Solo un po’ di serenità, ecco quello che cerco.