“Senza fare rumore”
Passo qua tutti i giorni. “Ora scrivo qualcosa” penso, poi mi fermo. Non ho molte parole in questo periodo. O meglio: ce l’ho dentro e non riesco a tirarle fuori.
Così anche Settembre è passato, in silenzio, defilato. Se dovessi riassumere il tutto, prenderei una frase da un libro che ho appena finito di leggere: “Era scorso molto sangue, senza fare rumore“. Il libro è “Dance Dance Dance” di Murakami Haruki. Ieri ne ho iniziato un altro, un libro di Joe R. Lansdale, il titolo è “La morte ci sfida“. Mi piace Lansdale, mi piace come racconta il Texas.
E’ strano comunque: anche lo scorso Settembre lessi un libro di Haruki e subito dopo uno di Lansdale, rispettivamente “Tokyo Blues” e “La lunga strada della vendetta“. Di “Tokyo Blues” – o “Norwegian Wood” come si chiama adesso – sento ancora nostalgia. Mi mancano i personaggi, i dialoghi, l’affetto del protagonista per Naoko.
Dicevo che Settembre è passato, anzi è già passato. E’ già un mese che si è tornati alla vita normale, sempre che normale si possa definirla. Soliti appuntamenti, soliti problemi di vita quotidiana, dolori sparsi. Dicevo anche che non trovo le parole. E’ vero: a volte non riesco a dire nulla, come se le parole non fossero all’altezza nel descrivere il momento. In realtà, le parole esistono ma siamo noi che non sappiamo bene abbinarle. Mi spiace vedere la Micia così e non poter fare nulla. Cammino in silenzio, come ho già detto. Cammino e provo disagio, perchè lei c’è stata a tempo debito ed io in questo momento faccio fatica anche a rubarle un sorriso. Ci sono riuscito l’altro giorno, quando ha pensato bene di farmi passare il sabato – dalle diciassette alla mezzanotte – al Pronto Soccorso perchè non si sentiva niente bene. Sette ore e passa per un misero codice verde. Almeno io – quando mi ci ha accompagnato lei al PS – le cose le ho fatte come-cristo-comanda: codice giallo (tralasciando quello rosso dell’incidente…). Lì, il sorriso gliel’ho strappato, gliel’ho strappato eccome quando le ho detto “Tieniti libera che martedì sera ti porto a cena fuori… al CTO“. Vale poco come battuta, lo so, ma è almeno servita a qualcosa. Come dissi tanto tempo fa, vorrei solo avere un panno e toglierle di dosso tutta la sporcizia che ha accumulato.
Di Dafne nessuna grossa novità: fusa, gioca, ronfa, mangia, smonta casa, litiga con la pianta e fa i dispetti. Pressappoco come tutte le gatte che si rispettino. Il problema è capire come si spegne quando hai voglia di dormire.
Di questo Settembre non ho altro da dire. E’ passato e come tutti i Settembre penso al rosso…