Dicembre 2008

Forse una cosa dire ce l’ho…

Io di questo anno che si chiude non ho molto da dire.

Mi viene in mente soltanto una frase che ho letto in un libro: “Era scorso molto sangue, senza fare rumore“. Tante cose sono trascorse, tante. Tu cammini e tutte queste cose ti vengono incontro. A volte ti sfiorano solo perchè sei veloce ad evitarle, altre volte ti si abbattono addosso come sassate e tu non puoi fare altro che tirare su i gomiti a coprirti. Poi ci sono anche delle cose che invece camminano nella tua stessa direzione, quasi ti sospingessero. Come se soffiassero nella tua vela. Io non so quante cose in un anno possano abbattersi su di noi o sospingerci, non saprei quantificarle. So solo che sono state tante, forse troppe. E non mi interessa fare un bilancio, chè già lo faccio tutti i giorni e non mi piace per niente il risultato. Mi interessa sapere invece che camminiamo un po’ tutti, magari a velocità diverse, ma camminiamo. Ognuno impegnato ad evitare tutto quello che arriva contromano. L’importante, l’unica vera cosa importante è sapere di non essere gli unici a camminare. Nessuno può farci da scudo e prendersi le sassate al posto nostro, questo è ovvio, perchè ognuno di noi è intento ad evitare le proprie di sassate. Ma può dirci di fare attenzione o cercare di curare le ferite.
O camminare accanto in silenzio, che è gia molto.

Io di questo anno che si chiude, forse una cosa dire ce l’ho. Una sola, una cosa che ho letto su un biglietto di auguri che mi è stato recapitato. Ecco, questo biglietto dice così:

Tante belle cose. Ma proprio tante, e proprio belle.

Metamorphosis

Bicocca 01

Bicocca 02

Bicocca 03

Bicocca 04

Bicocca 05

Bicocca 06

Bicocca 07

Ah, dimenticavo: il RAMO NATALIZIO!

Ramo Natalizio

R/E-volution

Tre case in tre anni, mica male come bilancio.

La prima – “Casa I” – era una casa così così. Anzi – ad esser sinceri – faceva quasi schifo. Piccola, disposta male, semi-arredata peggio. Lì ci sono andato a convivere o, almeno, c’ho provato. Fino al giorno in cui siamo rimasti io e la casa. E Topola. La cosa strana, che poi strana non è più di tanto, è che l’ho vissuta di più quando son rimasto da solo di quanto l’abbia vissuta prima. Di questa casa ricorderò sempre il vialetto del cortile, le traversate notturne per rientrare e gli specchi.

La seconda, “Casa II“, quella dove ho vissuto fino a venti giorni fa, era tutt’altro genere: 60 mq. open space, parquet, cucina all’americana con tanto di bancone, piscina, idromassaggio, giardino, posto auto, ambiente molto “in” (pieno di gente del cazzo che nemmeno risponde al tuo “Buongiorno”, per intenderci) e chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Ricordo ancora il giorno che l’andai a vedere: fui tirato dentro a forza da Miciastra che non faceva altro che dire “Questa è la casa per te, è fichissima”. E’ vero, è fichissima ma a lungo andare stanca. Stanca perchè mangi e vedi la camera da letto, dormi e vedi la cucina, alla fine non hai mai un ambiente separato dall’altro, non hai un “angolo rifugio”. Questa è la casa che mi ha accolto per due anni, nel bene e nel male: serate bellissime e smadonnate da mettere paura, ha salutato Topola ed ha accolto Dafne, mi ha coccolato quando ero tutto rotto per l’incidente e mi ha abbandonato invece in giorni di estrema solitudine. E’ la casa che m’ha fatto scrivere tantissimo, QUESTO fra tutti. Questa casa l’ho lasciata per problemi economici. Non mi manca più di tanto: quelle mura non mi mancano perchè tutto il resto è venuto via con me. Avevi ragione IAN: “Non sono i muri in cemento che trattengono i ricordi“.

Quello di ieri è stato il terzo giovedì che sono a casa nuova: “Casa III“. Com’è questa casa? Adesso è bella, è bellissima. Quando sono entrato no. L’ha trovata la Micia su internet e siamo andati a vederla. L’esterno è molto carino, molto “british” come dice lei. Era l’interno che faceva piangere. Mattonelle ocra e marroni nel salottino e nella camera da letto, cucinino arancione, bagno giallino e bordeaux, infissi ingialliti. Un pugno in un occhio, anche se a me ha fatto più l’effetto di un calcio alle palle. E’ molto piccola: io ho contato 28 mq balconi esclusi, diciamo 30 e non se ne parla più. Lì per lì non sapevo che dire: cazzo, venivo da una reggia… come potevo infilarmi in un buco simile? La Miciastra – aka “La Mente” – ha pianificato una roadmap di restauro totale. Ovviamente in economia e quindi via di stucco, vic, tinta lavabile, tempera, impianto elettrico, luci, infissi, porte, maniglie, pvc per pavimenti, mastice, trapano, levigatrice, zoccolino, piaggette, interruttori, deviatori, termostati, reti alle ringhiere sennò la “iena” cade di sotto. Sono entrato ed uscito da LeRoy Merlin così tante volte che la guardia giurata all’ingresso pensava fossi un dipendente. La maggior parte del “restauro” è avvenuto nei weekend e la notte. Avete mai provato a verniciare le mattonelle con una bicomponente in ginocchio per due ore alle undici di sera? Un’esperienza unica: non tanto per il risultato quanto perchè – con tutte le esalazioni della bicomponente che inali – alla fine sei fatto come una zucca. Fermi tutti, ho dimenticato un piccolissimo dettaglio: la palazzina ha due piani, io sono al secondo, non c’è ascensore. Io e la Mente abbiamo portato più roba su in tre giorni che tutto il resto degli inquilini in un anno. Credo che la Mente non dimenticherà mai la faccia del sottoscritto (e le bestemmie, ma quelle nemmeno gli inquilini) quando ho dovuto portar su un rotolino di pvc di appena 34 mq. Che poi – la pazz… ehm… la Mente – in tutto questo era pure fuori uso causa intervento alla zampa destra, eppure non ha mollato mai: io con la spatola dentata stendevo il mastice e lei srotolava il pvc con un braccio solo, abbiamo portato su due macchine cariche di mobili d’Ikea, 7/8 quintali di libri, un divano, un tavolo di cristallo, un materasso, il televisore e tutte le mie cazzate elettroniche, vettovaglie varie. La cosa buffa è che abbiamo fatto il trasloco con 5 buste d’Ikea: carico, scarico, riciclo busta e via di nuovo. Ho fatto l’ultimo viaggio da “Casa II” a “Casa III” alle 2 di notte di mercoledì 25/11. L’unica nota negativa è stato il giorno del trasloco, il ventisei novembre, avevo l’umore in cantina come avete potuto leggere.

La “BICOCCA” – perchè così l’ha chiamata la Mente – alla fine è venuta carina, molto carina. Ma soprattutto accogliente: ho ritrovato una misura che non avevo più. All’inizio pensavo che fosse una reazione naturale: mi faccio piacere per forza quello che – causa necessità – mi posso permettere. Ma non è così: di “Casa II” non ho poi tutta questa mancanza, tutto quello che mi interessava l’ho portato con me. O anche perchè – a differenza delle altre – dentro “Casa III” c’è la fatica, la voglia di fare, la passione della Mente, il risultato. Non vedo l’ora di finire di sistemare il tutto ed invitare i miei genitori, mio fratello, i miei amici e fargli vedere dove vivo e sopravvivo.

E poi – anche se oggi non è la giornata giusta per dirlo – “Casa III” forse segna una linea di (ri)partenza di cui ho bisogno.

Grazie M

PS: L’unica cosa che mi preoccupa è la Mente: continua a dire sovrappensiero – quasi gli sfuggisse di bocca – che “Non abbiamo ancora finito”… Brrr…