Marzo 2009

Miele

Miele: questi giorni sono densi come il miele. Sono giorni che passano a stento, che fanno fatica a colare via. E come il miele lasciano addosso quel residuo appiccicoso che fatichi a togliere.
Miele è l’inerzia, quella sorta di spinta che ti porta a chiudere una giornata e ad aprirne una nuova, quasi controvoglia. E a fatica.
E’ l’essere sempre in giro, in eterno movimento, quasi a non trovare pace.
Miele è anche “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca, un libro che che di residui ne lascia più d’uno. Fra tutti una frase: “Per il sangue che hai perso, il vino pareggia“.
Ma di residui ne lascia anche quello che – parlando – ha detto un amico: “La pazienza non è a tenuta stagna“. No, non è a tenuta stagna, non lo è affatto.
O il rendersi conto che le Cascate, l’anno prossimo, non le vedrai perchè da qui ad un anno sai che sarà complicato organizzare il tutto.
Miele è lo scrivere poco: ma non perchè non abbia niente da dire, è che forse non è il momento opportuno per dirlo. O non lo trovo io.
E’ anche il sapere che questa è la mia casa. E non fa niente se le case vengo lasciate a se stesse per un po’ di tempo, perchè tanto ci sono sempre. Sai che sono lì, che – bene o male – un riparo l’offrono sempre.
E’ il “5 marzo 2009″ che ti lascia nel naso l’odore dei neonati.
E’ il “segno” che porto sulle labbra in questi giorni. Ed il fuoco dentro.
E’ un abbraccio che ti spezza.
O il silenzio.
E’ il cercare un ritmo, una cadenza in sette note.
E’ tutto quello che – una volta passato – ha lasciato comunque un qualcosa.
Come il miele, appunto.