'Emozioni'

Venerdì

Piove e Roma si muove lentamente.
Il traffico rallenta tutti i miei ritmi, gioco con la rotellina dell’iPod, cerco una canzone in particolare. E’ venerdì ma con la testa sto ad un altro venerdì, un venerdì dei primi di giugno dello scorso anno.
Da lì a pochi giorni, sarebbe cambiato qualcosa.

- “Che fai?
- “Vado al mare. Vieni? Dai, dai… vieni con me?
- “Non posso. Devo lavorare…
- “

Poi invece lascio tutto e parto. Faccio l’Aurelia quasi volando, passo accanto al ponte di legno ed arrivo.

- “Allora? Te lo godi un po’ di sole?
- “Si…
- “Sei molto carina sul lettino…
- “Ah si? E tu che ne sai?
- “Girati verso il bar...”
- “Ma… ma… sei qui???
- “Essì…

Di quel venerdì ricordo un sorriso, la sabbia nelle scarpe, l’odore della crema solare, l’aria calda nel casco.
Bel venerdì…

Piazza Eurosia

Non faccio in tempo ad uscire dalla clinica che accendo una sigaretta. Guardo mia mamma, gliela passo e ne accendo un’altra per me.
Facciamo due passi?
Facciamo due passi…

Piazza Eurosia è cambiata ma il bar è sempre lo stesso. Sono passati vent’anni. Prendiamo un caffè, il gestore mi guarda.
Ma tu nun sei…” - non fa in tempo a finire la frase - “Si, si… sono io… Come stai Pi’?

Ci raccontiamo un po’ di cose, poi mi dice “Gabriele sta lì, passa a salutallo, no?

Passiamo davanti alla Chiesoletta, il portoncino è chiuso.
Poco più avanti c’è lui, seduto al sole sulla gradinata della chiesa, quella grande. Gabriele - “il Faciolo”- custode della Chiesoletta e bidello della scuola.

Anvedì chi c’è… Andrè… ammazza quanto tempo è passato…
Ciao Faciò…
Ao’ ma come stai?” e mi stringe in un abbraccio, un vero abbraccio.
Bene… e tu?
Ma ‘o sai che so’ stato pe’ morì? M’è venuta ’st’estate ‘na cosa ar colon… Me so’ sarvato pe’ miracolo… ma c’ho sempre settantacinqu’anni…
Ed ora? Tutto bene?
Tutto bbbene… e te che fai invece? ‘ndò vivi mo’?

Parliamo un po’, mi dice che i ragazzi che vanno alla Chiesoletta son sempre meno.

Sò tutti rincojoniti da ’ste machinette - simula i videogiochi - mica so’ come voi che bisognava sparavve pe’ fermavve… m’avete fatto coore più voi… però era mejo, ve divertivate de pppiù
Ma le vendi ancora le merende alla ricreazione?
E sinnò chi ‘e venne?
Quante ce ne regalavi…
Eh t’o'ho detto: voi eravate ‘n’antra cosa… Eravate tutti fiji mii… questi no…

Parla Gabriele, racconta di come cambiano le cose, di come invecchia. Racconta di chi non c’è più, perchè le strade si dividono e quando si è piccoli è facile prendere quella senza uscita. Parla del Prete, l’unico vero Prete che io conosca. Parla ed ha i “lucciconi” agli occhi.

Giuro che ripasso a trovarti presto. E con una bottiglia di vino. Nemmeno mi ricordo quando ti ho portato l’ultima… mi sa che ero troppo piccolo anche per bere…
Tanto io sto qua, come sempre…

E allora ripensi alle ginocchia sbucciate, al sapore di terra che ti sentivi in bocca dopo quattro ore di pallone. Ripensi alle partite a ping pong e biliardino, ai gavettoni, ai tappini di carta sulle candele dei motorini per non farli partire, alle cazzate per la ragazzina di turno che ti piaceva, al pugno che prendevi ed al pugno che davi.

Ripasso davanti alla Chiesoletta. Il portoncino è sempre chiuso.
Peccato.

La Chiesoletta

“Come stai?”

Come sto?
Vuoi sapere come sto?
Mi sento come una gomma americana.
Masticata un po’ e gettata via.
Ecco come sto.

Dèmoni

Stasera ho i dèmoni dentro.

Vorrei

Vorrei dire tante cose di questo lunedì.

Vorrei dire che sono andato in banca e poi al solito bar, che sono rientrato in studio, che ho preso un caffè con mio papà, che ho sistemato un po’ di arretrati, che penso a lunedì scorso, che mi manca Dafne, che non ho più dolori, che ieri è stata una bella domenica, che mi stavo dimenticando di prendere l’antibiotico, che ho un leggero mal di testa ma va tutto bene, che non è un bracciale d’argento a fare la differenza, che ho voglia di bere un buon vino rosso, che devo leggere un po’ di blog arretrati, che devo spostare un appuntamento che ho a L’Aquila in settimana, che ho mangiato al ristorante perchè mi andava, che è la decima volta che ascolto “GRAVITY OF LOVE” degli Enigma, che mi spiace per essere stato un peso in questo periodo, che domani devo innaffiare, che venerdì devo organizzare una cena, che - nonostante tutto - il cuore è rimasto sempre lo stesso, che ci sono. Vorrei dire che è da ALLORA che non sorrido come oggi.

Non trovo le parole.
O forse le ho già trovate.

Due parole

Due parole su MICIASTRA credo siano doverose.
Nulla è dovuto nella vita, questo l’ho imparato col tempo. Come ho imparato che non esistono meccanismi da rispettare nè regole predeterminate cui attenersi.

Grazie.
Ti dico solo questo.
Il resto conta poco…

=*

A casa di…

[20/02/2008 - Ore 22.30]
Miciastra - “Domani sera forse abbiamo un impegno”
InvernoMuto - “Di che genere?”
M - “Te lo dico domani quando ho conferma… Eppoi è una sorpresa”
IM - “…”

[21/02/2008 - Ore 09.30]
M - “Ricordati di questa sera…”
IM - “Ah… vero… Ma insomma: che è?”
M - “A-ah… E’ una sopresa. E due…”

[21/02/2008 - Ore 10.30]
IM (Via SMS) - “Ta-dahhh! E’ un concerto?”
M - (Non pervenuta)

[21/02/2008 - Ore 11.30]
IM (Sempre via SMS) - “Lo so! Lo so! Viene Prescia a Roma eh??? C’ho preso? Confessa!”
M - (Sempre non pervenuta)

[21/02/2008 - Ore 13.30]
M - “Stasera hai da fare.”
IM - “E’ una domanda?”
M - “No. Stasera hai da fare. Punto.”
IM - “Che?”
M - “Sorpresa. Ore 20.15 puntuale. Dobbiamo stare lì alle 21.00″
IM - “Ma è lontano?”
M - “Naaa… vicino… zona Ponte Milvio…”
IM - “Vestito?”
M - “E che nudo? Ghghgh…”
IM - “Intendevo: vestito come?”
M - “Non proprio sportivo… dai… Ore 20.15, mi raccomando…”
IM - “Ok capo”
M - “Fatti bello eh?”
IM - “Eh… è ‘na parola…”

[21/02/2008 - Ore 20.30]
IM - “Dove andiamo”
M - “Tu guida, ti indico io la strada…”

M - “Gira qu… no, no… la prossima! Ecco qui, qui…”
(Imbocchiamo una stradina di campagna in salita)
IM - “Dove mi stai portando? Guarda che sono minorenne, io… ghghgh…”
M - “Deficiente… guida e zitto”

La stradina termina in un piccolo parcheggio. Lasciamo la macchina e ci avviamo per una salitella. Miciastra si avvicina, mi prende la mano come a scuola e sorride: “Dai, come all’asilo in fila per due”. Entriamo in un piccolo borgo… sulla sinistra - dalla vetrata di un piccolo casolare - fa capolino una stanza con un’immensa libreria ed un enorme tavolo rotondo… “Dai dai, seguimi”… Sulla destra un casale enorme. All’entrata una signora ci sorride, è al cellulare. Ha i capelli bianchi, un vestito largo nero, forme imponenti. “Buonasera…”

Entriamo.

M - “Questa è casa di XXXX”
IM - “Come ‘Casa di XXXX’???”
M - “E’ casa di XXXX. Qui funziona così. E’ come essere suoi ospiti. Alle 21.00 suona la campana e serve la cena. Un’unica cena, scelta da lei. Ogni sera diversa. Ti siedi, arriva lei, suona la campana e spiega quello che mangiamo… Ovviamente tutto bio.”

Mi guardo attorno: le pareti spesse, i colori soffici, i soffitti con le travi di legno. Sui muri una miriade di utensili da cucina dell’altro secolo: vecchie teglie, mestoli, stampi per dolci. Non riesco a contarli quanti sono. Le guardo affascinato. Chincaglierie varie e quadri, dal ritratto del generale in alta uniforme al giocatore di polo. Eppoi candele, candele ovunque. E mici…

Miciastra mi lascia fare, capisce che sono rapito. C’è una stanza con un caminetto enorme. Ed una con un pianoforte bianco latte. A noi tocca quella con una libreria e 5 tavoli in tutto. Ci sediamo. Mi guardo attorno, sembra di essere veramente a casa. Sorride ed io con lei.

Scegliamo il vino, poi suona la campana. Continuo a guardarmi attorno. E lei a sorridere.

La cena inizia con due zuppe: patate e carote una, lenticchie gamberi e bacon l’altra. Eppoi due primi: riso alla verza e orecchiette pomodorini e ricotta affumicata. Secondo e contorni al buffet: millefoglie di maiale con porcini, gateau di patate, sformato di spinaci, purè di ceci. Per dolce mousse di cioccolato e spiedini di frutta invernale. Caffè e distillato di grappa…

Mangiare così, in un posto così, è un’esperienza unica. Fa bene al cuore, ti fa ricordare la cucina di quando eri piccolo.

Grazie Micia… di cuore… che bella emozione che mi hai regalato…

Ah dimenticavo: siamo stati a casa di BABA

120 BPM

Rientro tagliando Roma in due, south to north direbbero gli inglesi. Passo vicino la vecchia casa, decido di fermarmi e scendere un attimo. Fa effetto camminare nel vialetto. E’ lo stesso percorso tante volte mano nella mano, alle ore più improbabili, col naso all’insù a cercare la luna, quando Roma la tagliavo veramente in due, due volte a sera. Fumo seduto sulle scalette dove tante volte mi fermavo a parlare al telefono e mi torna in mente un locale, “Osteria del Rione“… che buffo, ne abbiamo parlato tante volte e poi non ci siamo mai stati insieme. Abbiamo anche prenotato una volta, non ci siamo presentati.
Inizia ad esser tardi, ripercorro il vialetto al contrario verso la macchina, fa freddo, la luna è una lama.
Perdo un po’ di tempo per scegliere la musica, voglio tornare a casa passeggiando stasera. Inizialmente penso a “The K&D Session”, alla fine scelgo un rmx degli Enigma. “Feel the heartbeat” dice il brano.

Feel the heartbeat“, penso.

Ebano

Leggi “EBANO” di Kapuściński e poi muori…

Sad(e)ness

Contro ogni previsione, torno a casa presto.
Ho fatto il diavolo a quattro per sistemare la giornata ed invece la giornata ha sistemato me.
Ripenso al FILM che ho visto per l’ennesima volta ieri sera. E’ uno dei film che rivedo volentieri perchè fa bene al cuore. Forse avrei dovuto tenerlo per stasera. A saperle certe cose. Ripenso alle parole di quella canzone introvabile che fa da colonna sonora al film… “Blue nights in november sky / Tears in the rain / Blue days in november nights / … / You don’t know what I say /… /Please, stay with me…“. O - almeno - queste sono quelle che penso di aver capito. Dovrei mettermi e studiare un po’ d’inglese, lo dico sempre e non lo faccio mai. Chissà come suonerebbero le parole di IM/A in inglese, magari riuscirei a trasmettere meglio certe cose. Qui e nella vita reale.
Metto su UNO DEI MIEI DISCHI PREFERITI, alzo il volume… tanto non dice niente nessuno. Sono diciotto anni che lo ascolto e sono diciotto anni che mi emoziona. E’ un disco mio, solo mio. Ho iniziato a condividerlo solo un anno e mezzo fa. In momenti ben precisi. E ne sono contento.
In giornate come queste, mi curo con la doccia. Apro l’acqua, mi siedo ed aspetto. Solitamente funziona, scrolla di dosso un po’ di merda che ci portiamo addosso. O con la doccia o con l’alcol. Oggi ho scelto l’alcol, forse per pigrizia. Spero funzioni e mi porti fino a domattina senza dèmoni accanto. Per ora sembra acqua, forse era meglio la doccia.
A proposito d’acqua: qui continua a diluviare. A vento. Sul soffitto le gocce si abbattono senza sosta. Non sanno che - a confronto - quello che ho dentro è il vero diluvio.
Avrò ascoltato “FANGO” venti volte oggi… “Io lo so che non sono solo /anche quando sono solo“… E’ una bella canzone, ma è una canzone. Non la vita, quella vera.
Penso che mi sono perso in un supermercato, perchè non avevo la “Coca Zero”… E che mi sono perso in quattro negozi diversi per cercare una cosa che non sono riuscito a trovare e che, ogni volta che salivo in macchina zuppo, sorridevo.
Penso che ho lasciato tutto e tutti oggi, ma alla fine - quello che ho veramente lasciato, forse per pura casualità - è stato il cuore. Sull’asfalto. Frantumato in mille vetrini come una lampadina scivolata di mano.
Penso che proverò a dormire. Ne ho bisogno.

Oggi va così. Magari domani andrà meglio. Sicuramente andrà meglio.


[QUI il video]

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