V for Vendetta

Diario della crociera:
1° giorno
Tutto pronto… Non vedo l’ora di salpare…
2° giorno
Siamo in mezzo al mare. Meraviglioso: ho visto una balena e qualche delfino. Questa vacanza é iniziata in un modo bellissimo. Ho conosciuto il Capitano che è un uomo molto affascinante e carismatico.
3° giorno
Ho passato molte ore in piscina. Il Capitano mi ha invitato a pranzo nella sua cabina. Mi sono sentita onorata.
4° giorno
Sono andata al casinò della nave e ho vinto 700 euro. Il Capitano mi ha invitato a cena nella sua cabina. Caviale e champagne. Poi mi ha chiesto di passare la notte con lui, ma ho rifiutato. Non tradisco mio marito. Per nessun motivo.
5° giorno
Nuovamente in piscina. Ho preso il sole in topless e mi sono abbronzata. Poi sono andata al piano-bar. Il Capitano mi ha visto e mi ha fatto portare un cocktail analcolico. E’ una persona molto gentile. Mi ha chiesto nuovamente di raggiungerlo nella sua cabina, ma io ho rifiutato ancora una volta. Allora lui mi ha detto che se non passo la notte con lui, farà affondare la nave. Sono rimasta sconvolta!
6°giorno
Sono contenta: stanotte ho salvato la vita di 1600 passeggeri…
…
Ben quattro volte…
[Che ho bisogno di sorridere, oggi…]
Scopro solo oggi di essere stato invitato da Pastamista in questo giochino… ed allora giochiamo, va…
Razza: Orsetto siberiano
Sesso: Femmina
Sport preferito: Ruota
Hobby: Inguattarsi i semini
Segni particolari: Coda a pon-pon
E siccome c’ho preso gusto, rigiro il tutto a: Parolibero & Cayenna (e vale doppio), Teina, Riot…
On air:
“Instrumental”
Keiko Matsui - The Morning Moon
L’ on air di oggi è per Pla…
Quando: Lunedì 2 Ottobre - Ore 18.20 circa
Dove: In uno studio di Consulenza del Lavoro della Capitale…
InvernoMuto: “Pronto?”
Cliente: “Salve come sta? Sono XXXXX”
IM: “Salve, abbastanza bene. Mi dica…”
C: “Ma i dipendenti possono andare in bagno durante l’orario di lavoro?”
IM: “Beh, si… ehm… certo…”
C: “E quante volte?”
IM: “Ehm… secondo le esigenze fisiologiche della persona…”
C: “E dove sta scritto?”
IM: (con le lacrime) “Da nessuna parte, rientra nelle norme di buona convivenza sul luogo di lavoro e dei diritti della persona…”
C: “Ma è sicuro di quello che mi dice?”
IM: (avvelenandosi con l’inchiosto della stilo) “Si, si… rientrano in quel rapporto diritti/doveri tra datore e lavoratore nonchè dei diritti fondamentali della persona”
C: “Ah… e quindi se va 4/5 volte in una mattinata in bagno, non possiamo fare una lettera di richiamo…”
IM: “Ennò… (‘zzo ne so io, se te sei preso una incontinente???)”
C: “E se mangia una merendina?”
IM: “Prego?”
C: “Dico: e se mangia una merendina?”
IM: (ad libitum) “Scusi eh? Ma che banchetta sulla scrivania di lavoro, sporcando e sbriciolando dapertutto?”
C: “No, cioè si… a volte mangia sulla scrivania…”
IM: “Ho capito, ma sporca?”
C: “No no…”
IM: “E allora problemi non ce ne sono… ‘nsomma, parliamo di una merendina… e che sarà mai? Certo, se mi avesse detto che la ragazza ha rovesciato una coca-cola sulla tastiera è un conto, ma qui parliamo di uno snack…”
C: “Ah ok ok… allora poi ci sentiamo per quella cosa, eh? Mi faccia sapere, mi raccomando…”
IM: “Si si, va bene… arrivederci…”
[Aiuto…]
Districandomi tra bonus pensionistici e buste paga, stamattina ho deciso di metter mano alla casella di Gmail (dove confluiscono vari indirizzi email) e fare un po’ di repulisti.
Beh, tra un’email e l’altra (e circa 1200 messaggi spam), sono tornato indietro di quasi due anni nel tempo, rileggendo vecchi messaggi…
Non pensavo che uno strumento così freddo (utilizzato spesso a sproposito) avesse lo stesso effetto del riascoltare una canzone dimenticata o di ritrovare inaspettatamente una foto in un cassetto. Mi sono ritornate in mente persone, luoghi e situazioni che oggi non vivo più… ricordi che - a distanza di tempo - lasciano piacevolmente sorpresi.
Ero quasi dispiaciuto del dover cancellare qualche email: mi sembrava come di strappare una cartolina…
Capita - ed anche spesso - che in TV non ci sia nulla. Ecco allora che scatta lo scartabellamento dei dvd in mio possesso.
Stasera la preferenza è andata a Daunbailò (Down by law) di Jim Jarmusch.
Il film - del 1986 - vede come protagonisti tre “fenomeni da baraccone”: un nostrano Benigni, il genio folle Tom Waits e John Lurie. Tre detenuti infilati nella stessa cella (un emigrato italiano, un dj fallito ed un magnaccia) fuggiranno insieme per le paludi della Lousiana. Interamente girato in bianco e nero, venne distribuito in Italia in lingua originale (ovviamente con i sottotitoli) con tanto di slang “anglo-toscano” di Benigni.
Due le scene da menzionare: il girotondo nella cella al grido di “I scream, You scream, We scream for an ice cream” ed il travagliato rapporto della mamma di Bob (Benigni) ed i conigli…
Ci sono poche cose che odio svisceratamente: una di queste sono i SUV et similia.
I motivi? Semplici, semplicissimi:
Fatto sta che - aihmè - ho la (s)fortuna di avere uno studio ubicato di fronte ad una delle più importanti sQuole della “Roma Bene”, dove quotidianamente - in contemporanea al suono della campanella - decine e decine di mamme SUV-dotate attendono i loro pargoli. Le conseguenze di questa sciagura - protratte per un tempo variabile dai 30 ai 45 minuti - si concretizzano nell’arresto forzato del bus e diretta coda chilometrica di automobilisti incazzati neri.
Gino & Michele - precursori dei tempi a venire - avevano ragione: sembra di assistere alla punzonatura del Camel Trophy…
“Abbiamo volutamente lasciato che le acque si calmassero. Volevamo riflettere con serenità. Così è stato, dunque non c’è traccia di emotività o di superficialità nella nostra presa di posizione. Il punto è questo: siamo favorevoli alla pena di morte. Non generalizzata, intendiamoci. Però la signora bionda e altera con la pelliccia di leopardo e il barboncino bianco seduta sulla jeep Cherokee Limited T.D. 4 x 4 verde targata MI 7M0644 che tutti i giorni tra le 12.30 e le 13 parcheggia in seconda fila in viale Majno a Milano davanti all’Istituto Orsoline San Carlo, costringendo chiunque passi di lì ad almeno cinque minuti di coda supplementare e gratuita (sei giorni la settimana per dieci mesi all’anno, da settembre a giugno), ebbene lei deve morire. Non abbiamo niente contro questa signora, non sappiamo neppure come si chiami (noi del giro che abbiamo la fortuna di passare ogni giorno tra le 12.30 e le 13 in viale Majno la chiamiamo simpaticamente “il Puttanone”, ma dubitiamo sia il suo vero nome), dunque non si tratta di un fatto personale. Tuttavia deve morire. Deve morire e basta. Riflettendoci meglio e per non essere fraintesi, non vogliamo dire che noi auguriamo la morte alla bionda e altera signora. Noi, più semplicemente, vorremmo procurargliela, passandole sopra con la sua invereconda Cherokee Limited T.D. 4 X 4, per poi infilare pure la marcia indietro, perché nello specchietto ci sembrava che il barboncino bianco desse ancora segni di vita. Questo nonostante il nostro amore per gli animali che è enorme.
Ma a quei livelli anche le bestie non possono essere completamente innocenti.
Che poi: se al suono della campanella dalle Orsoline uscissero dodici bambini biondi e festanti e prendessero posto sul Cherokee, baciando la madre e prendendo a calci in culo il barboncino (se non lo avete visto mica potete capire), allora pazienza, si potrebbe chiudere un occhio: una jeep per tredici persone e un cane è quasi un risparmio in termini di spazio. Il fatto è, ma lo immaginate già, che sulla Cherokee 4 x 4 sale una pischella bionda di 18-20 chili che, ci si consenta il termine, occupa sì e no il posto di una scorreggetta. Oltre tutto, non per fare i seguaci del Lombroso, ma, a giudicare dall’espressione, la piccola ebete per finire il liceo di anni ce ne mette sette, non cinque come tutti i cristiani, con tutto quel che segue in termini di code.
Per la verità questa minuscola figlia del Puttanone (ma, l’abbiamo detto, non siamo sicuri sia il suo vero nome) ci sta procurando delle lacerazioni. Al nostro interno il dibattito è serrato: bisogna giustiziare anche lei o no? Il Fronte del “Sì” non accetta mediazioni: basta chiudere gli occhi per vedersela fra vent’anni parcheggiata in viale Majno in seconda fila con un lussuoso, enorme Camion T.D. che aspetta un bambino biondo, il piccolissimo figlio della figlia di un grandissimo Puttanone (chiamiamola così e non se ne parli più). Meglio dunque non correre rischi. Il Fronte del “No” invece cerca di prendere tempo: non si elimina una creatura per un sospetto. E poi, per dirla tutta, forse qualche attenuante ce l’ha anche la signora bionda e altera. Magari abita in campagna e la jeep per lei è una necessità. Un beatissimo cazzo: il Puttanone abita in via Maggiolini 1, esattamente 480 metri appena dall’Istituto Orsoline San Carlo di viale Majno. L’abbiamo seguita e di madonne non ce ne sono.
Per questo devono morire tutti: madre, figlia, nipoti, cane, marito e amante (una che si chiama così volete che non ce l’abbia?) Adesso scusate ma dobbiamo andare. È giovedì, sono le 12.47, siamo in viale Majno e stiamo per districarci. Un ultimo sforzo, la freccia a sinistra, un’occhiata se quello dietro ci fa inserire, una frenatina perché l’idraulico sulla R4 rossa che ci sta davanti si sporge verso la signora bionda e altera per urlarle: “Spostati Troione!” (l’idraulico è la prima volta che passa di qui: non la conosce ancora per nome) e poi via a consegnare il pezzo a favore della pena di morte. Pezzo che probabilmente domani, rileggendolo, ci vergogneremo di avere scritto, quindi i garantisti possono pure fare a meno di inviarci una copia di Dei delitti e delle pene. E poi, diciamocelo francamente, ai tempi del Beccaria mica c’erano le Cherokee Limited T.D. 4 X 4.”
Gino & Michele - Il Puttanone
A chi ancora dorme ed a chi non ha dormito…
A chi ha di fronte a sè una giornata interminabile da affrontare ed a chi non sa come affrontarla…
A chi ti manda un sms e ti rallegra il risveglio…
A chi non risponde agli sms…
On air:
“You’re a winner, so do what you came here for
The secret weapon, isn’t secret anymore
You’re a driver, never passenger in life
And when you’re ready, you won’t have to try ’cause”
The Brand New Heavies - You are the universe