'Mondo'

Ebano

Leggi “EBANO” di Kapuściński e poi muori…

Living (?)

Darfur

Non amo certi generi di propaganda.
Non inserisco banner, tag e antipixel vari.
Non cambio colore al blog per poi dimenticarmene una settimana dopo.

Ma guardo la foto ed ascolto Living dei Mattafix.
Ascolto queste parole e ci credo.
E pago i miei 99 centesimi.

E voi?


On air:
“You don’t have to be extraordinary, just forgiving
Those who never heard your cries,
You shall rise”

Mattafix – Living

Ma si…

Ma si… tutti al gabbio

Invece che per strada a lavare vetri o caricati come muli di borse e cd sulle spiagge, meglio che vadano a svaligiare appartamenti per campare…

Mondo World Welt Monde

Riporto due notizie:

USA: SENATO APPROVA MURO A FRONTIERA CON MESSICO DI 1.226 CHILOMETRI
Washington, 30 set. – Il senato americano ha approvato la costruzione di un muro di 1.226 chilometri alla frontiera con il Messico per contrastare l’immigrazione clandestina. Dopo il si’ della Camera, arrivato il 14 settembre, la legge sara’ ora inviata al presidente George W.Bush per la promulgazione.

Fonte: Adnkronos

ACQUA POTABILE – STRAGE DI BAMBINI
Ogni minuto tre bambini nel mondo muoiono a causa della mancanza di acqua potabile. In un giorno le vittime sono 2.400 che, moltiplicato per 365, fa un milione e mezzo di bambini morti in un anno. Sono questi i dati contenuti nel rapporto UNICEF “Progress for children” sul tema dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari.

Fonte: MetroNews

Ho il vomito…

On air:
Siamo noi condomini del mondo
siamo noi responsabili del mondo”
 

Luca Carboni – Condomini del mondo

Progresso antisociale?

La notizia è questa.
L’articolo si chiude con le seguenti parole:
“Ma c’è anche un progetto di ricerca cui partecipa la Sony. Lo scopo è sviluppare robot che sappiano interagire con gli umani a fini ludici o didattici, sul modello del cane-robot Aibo messo a punto dalla multinazionale”.

Francamente sono perplesso… dove sono finiti i ragazzi che giocano a pallone nel parco sotto casa? E le bambole? Ed il meccano (per richiamare un pò questo post…)?
Delegare ad elaboratori due aspetti fondamentali della crescita – quali il gioco e l’insegnamento – significa privare l’adolescente della socialità, della convivenza e del senso gerarchico. Altro discorso se utilizzati per colmare handicap particolari.
Parlo da appassionato hi-tech (ed il nome del blog ne è la dimostrazione tangibile), ma non credo che sia la giusta strada da percorrere. Per quanti algoritmi possano scrivere, circuiti sempre più miniaturizzati e veloci possano inventare, ai robot mancherà sempre e comunque l’imprevedibilità della mente umana. Fortunatamente…

Punti di vista

Mi ero ripromesso di non parlare di politica, anzi me lo ero imposto. Non si possono leggere però certe cose e rimanere indifferenti: il caso in questione è la libertà di Silvia Baraldini. Caso trattato da CamelotDestraIdeale.it che titola: “La terrorista Silvia Baraldini libera grazie all’indulto“. Ora, non voglio entrare nella considerazione personale che ognuno di noi ha della vicenda. Quello che mi preme è capire il perchè venga usato il termine “terrorista” ad libitum.

Riporto qui sotto il mio commento a tale post:
ter|ro|rì|sta
agg., s.m. e f.
AD
1 agg., terroristico: un attentato t.
2 s.m. e f., chi fa parte di un gruppo o di un movimento politico che si avvale di metodi illegali ed efferati per sovvertire il regime politico esistente.

Haiti: Duvalier appoggiato dalla CIA
Congo: Patrice Lumumba viene destituito da Mobuto (appoggiato anch’esso dalla CIA)
Cile: sappiamo chi è Pinochet e di chi aveva l’appoggio, vero?
Mandela: anni ed anni di carcere e definito dal democraticissimo Reagan un “terrorista”.
Nicaragua: i Contras finanziati da Reagan, rovesciano un governo sandinista

Cantiamole tutte le messe, specie quando – oggi come oggi – bolliamo come terroristi semplicemente per giustificare porcate che uomini fanno contro altri uomini. E prima che mi si dica, anticipo subito quello che penso di Cuba: anacronistica, limitativa della libertà dell’uomo, abbandonata a se stessa.
Fossi nato in Sud Africa ai tempi dell’apartheid, non avrei esitato minimamente ad essere un “terrorista”.
Tra l’altro, la democrazia è un concetto molto relativo che spesso confondiamo con lo stile di vita di un popolo.”

Ed aggiungo: usiamo i termini adatti. Lottare per la propria libertà, per l’autodeterminazione del proprio popolo è un diritto sacrosanto non solo quando si parla – per comodo ovviamente – del regime castrista o della dittatura stalinista.

Chissà come mai – tanto per citarne uno – ci si dimentica spesso di Rodney King… forse perchè l’episodio non è propriamente indicativo della grande e potente America, foriera di democrazia? Non è episodio di terrorismo anche quello?

On air:
Su uomini nati lontano, troppo a sud per tendergli la mano: carcasse fumanti sui campi di sole, migliaia di gole gonfie di parole di dolore, spine nel cuore di quelli che vedon marcire i propri fratelli, popoli usati come merce di scambio: mi oppongo”

Frankie Hi-Nrg MC – Libri di sangue

Strascichi…

Gazometro
Foto: InvernoMuto

Strascichi della “Notte Bianca“…

Blogday 2006

Inutile dire che, per un neofita come me del blog, senza la segnalazione di Giggimassi questo post non sarebbe mai esistito.

Mi dispiace inoltre scrivere questo post a giornata ormai inoltrata ma motivi di lavoro mi hanno impedito di farlo prima!

Cito testualmente:
Nella giornata di oggi, i blogger che aderiscono devono scrivere un post su cinque blog che consigliano ai propri lettori: in teoria dovrebbero essere blog che non avete nel blogroll, oppure blog “diversi” dal vostro, se non addirittura di nazionalità diversa. Lo scopo del BlogDay è infatti quello di far conoscere nuove culture, nuovi punti di vista e favorire lo scambio di idee.

Comunque ecco i miei 5 blog:

Parolibero: Giggimassi è un amico, è il marito dell’unica amica che ho e papà della mia “nipotina” Vittoria.

Pasta al tonno: imperdibili i suoi Wonka Test!

Il viaggio: un blog scoperto per caso il giorno in cui è nato. Belle parole. Sempre.

CinnamonTea: piacevole da leggere e da guardare.

Buona la prima! Ma anche la seconda: essendo un neofita e non avendo un blogroll fornitissimo, ne ho scelto uno a caso. Ovviamente ispirato dal titolo del blog.

Three is pegg’ che two…

E dopo il Piaggio MP3, ecco spuntare un altro ibrido: il Carver.

Ora, tralasciando l’aspetto meramente economico (a partire da 30.000,00 €), quello che mi lascia perplesso è l’aspetto pratico del mezzo in questione. Un veicolo a due ruote dovrebbe – e sottolineo dovrebbe – avere dalla propria parte la praticità, requisito fondamentale per essere usato a pieno in una città come Roma. Come è possibile – anche minimamente – pensare che un veicolo di questo genere, permetta di svicolare nel traffico del LungoTevere alle 8.00 di mattina, qualcuno deve ancora spiegarmelo.
Per allargare un po’ il discorso, prendiamo l’esempio classico: il TMax della Yamaha.
Iniziamo subito col dire che – imho – un aggeggio del genere altro non è che la proiezione, nel mondo delle due ruote, della cosiddetta “Sindrome da SUV”. Costo elevatissimo, ingombro notevole, consumi da jet: ecco quali sono le vere caratteristiche del TMax e di tutti i suo alter-ego (Burgman, Silverwing ecc.). Cosa spinge allora il romano medio ad anelare un mezzo del genere? La risposta è semplice: la cazzataggine. Perchè, oltre la pratica “bruciasemafori”, un mezzo del genere non dà nulla in termini di manegevolezza tra la fila lungoteverina di cui sopra, se non rappresentare una sorta di status symbol a tutti gli effetti.
Ed allora li vedi lì, belli precisi, con il loro TMax (possibilmente con scarico Akrapovic, viterie in ergal e casco rigorosamente Momo Design) sgasare all’accensione del giallo pedonale e partire a mazzetta (per poi – ovviamente – bruciare i freni dopo 100 mt.)… La vita però dà soddisfazioni inaspettate: passare in pieno curvone sull’Olimpica un attrezzo del genere sul proprio SH, non ha prezzo.

Da un mese, prezzo non ce l’ha nemmeno lasciarli sul posto…

Ghghgh…

Rimanere si, ma cambiando strategia.

Remo contro: secondo me si dovrebbe rimanere in Iraq ed in Afghanistan.

Ci si dovrebbe rimanere per una buona ragione: garantire ai civili (cui è stato già tolto tanto) una certa “sicurezza sociale”. Se questo fosse veramente lo spirito della permanenza in questi territori, problemi non ce ne sarebbero. Ma il vero problema, a mio avviso, non è tanto la decisione se rimanere o meno, quanto la “qualità” della permanenza. Senza una strategia che contempli un convolgimento delle fazioni iraquene scevra da logiche di “convenienza politica”, si rischia di ripetere (e questo dovrebbe esser chiaro ormai) quello che successe in Afghanistan ai tempi della guerra sovietica. In Panchir, furono “scelti” i Taliban – supportati dall’ISI ed indirettamente dalla CIA – per arginare l’avanzata sovietica (come confermato da Brzezinski al motto “Diamo ai sovietici il loro Vietnam”). Le conseguenze di questa politica le stiamo pagando tuttora e quello che è successo dopo lo sappiamo tutti: un governo sicuramente pericoloso per il mondo ma, soprattutto, pericoloso per la stessa popolazione locale. Ciò che è stato fatto finora sembra però essere tutto il contrario, non a caso il numero maggiore di vittime da attentati è quello della stessa popolazione iraquena.