I’m supersonic man… do you wanna buy a rocket?
Mi sento così…
Mi sento così…

- “It even rained the day I was born.”
- “You’ve got it all wrong. You were the lightning in that rain.”
Mi siedo in giardino e guardo su. Lascio abituare gli occhi al buio, i gatti sono sul letto della veranda, gli altri dormono ed io giocherello con una fogliolina di salvia. Cinque minuti, è quanto basta dopo aver spento le luci perchè le stelle mi cadano addosso. Così ho fatto, tutte le sere, per tutti e venti i miei giorni di mare. Venti giorni esatti per cercare di fermare tutto e prendere fiato.
Così mi ritrovo a guidare verso Roma chè il mio mare è già finito e penso a questi venti giorni, a quello che mi hanno dato e quello che mi hanno tolto. E so che dal giorno dopo tutto ritornerà uguale.
Invece torno diverso, con una determinazione che non ho perso col tempo, ma solo accantonato. Perchè – come ho scritto in un messaggio – “Il mio essere accondiscendente non significa comunque che io abbia deciso di chinare il capo“. E non contano i motivi per cui l’ho accantonata, conta che è ancora lì. L’avevo solo messa da parte, in secondo piano.
Sono stati due anni difficili, per molti, tanti motivi: alcuni momenti sono archiviati qui, altri nel cuore e basta.
Così, proprio mentre rientro dai miei 20 giorni, decido di cambiare velocità.
Decido che è tornato il momento di fare sport perchè devo liberare energia. Di sorridere e ricevere sorrisi, perchè fanno bene al cuore. Di chiamare l’avvocato e fargli preparare due decreti ingiuntivi. Di comprare delle piantine ed avere i fiori sulle ringhiere. Di tenere di più alla mia casina. Di ascoltare e cercare di mettere in pratica. Di mantenere il più possibile la calma. Di fare un nuovo tatuaggio, se non due. Di scrivere di nuovo qui come ho fatto fino a un po’ di tempo fa. Di non dire solo “Mi manchi” ma di riuscire a trasmetterlo. Di creare il tempo per stare bene. Di pensare ad occhi belli e di dirlo. Di sistemare una volta per tutti i debiti. Di tenere sotto controllo il CUORE. Di dare e ricevere calore. Di essere l’IM di Agosto 2006, perchè questo sono io.
Mi sbagliavo quando dicevo che il tempo m’ha indurito: è vero, m’ha rafforzato.
Tra poco preparerò la borsa della palestra e poi andrò a dormire. So già che domani prima sputerò i polmoni sul tappeto e poi avrò un appuntamento molto importante. Ma va bene così. Fino adesso ho camminato. Ora corro.
Fa troppo caldo stasera, l’aria è ferma. Tirasse almeno un po’ di scirocco, niente. Tutto immobile, come questo lunedì appena passato. Questa settimana si aperta con la stanchezza addosso ed al tempo stesso con la voglia di fare qualcosa. Come avere una carica dentro e non riuscire ad innescarla; essere lì sul punto di scattare ma non riuscire a dare la scarica di adrenalina.
Eppoi è da oggi che ho in mente queste parole: Fuoco Amico. Non riesco a togliermele di dosso, penso al perchè. Cerco di codificare questi termini, mi chiedo quale significato dia io a queste parole, a cosa facciano pensare. Immagino svariate situazioni, nessuna che riesca ad esprimere questo modo di dire.
Fa troppo caldo anche per bere stasera, ma fa niente. Rompo due cubetti di ghiaccio nel bicchiere e vado in balcone…
- A me una caipirinha…
- Due…
[La scena è la stessa di UN ANNO FA. Due caipirinha, stesso tavolo, stessa aria gommosa.]
- C’è la menta…
- Come la menta? … … Vero… si sono sbagliati… è un mix tra caipirinha e mojito…
[Stasera c'è gente, forse perchè è presto. Gioco con la solita cannuccia nera, stavolta è una sola, l'altra è trasparente.]
- Possibile che non sappiano fare una caipirinha come si deve? La faccio meglio io… umpf…
- Lo so che la fai meglio te… e neanche poco…
- Beh, io comunque ho fame… che mangiamo???
- Faiitas…
- Fajitas, si dice fajitas con la j… su, dai prova…
[Accanto a noi una tavolata di coppie-in-tiro, quelle vestite bene per l'occasione. Il tequilero gli sta preparando tre boom-boom.]
- A me non piace…
- A me solo con sale e limone…
- Mah… non capisco che gusto ci sia negli shots…
[Sorridiamo vedendo il tipo più spavaldo tirar giù i tre bicchierini e diventare paonazzo.]
- Quando l’altra sera dicevo che col tempo mi sono indurito…
- Rafforzato direi…
- Indurito… meglio…
[La serata passa così: altre due caipirinha (senza menta), le fajitas, le chiacchiere spensierate. E la panchina. Sta lì, sembra aspettarci di anno in anno.]
Non so quanto il tempo, il modo di vivere, gli schiaffi mi abbiano indurito o rafforzato. A volte ho l’impressione di non riuscire a dare molto o quello che vorrei dare. Non lo so.
Però so che a Roma c’è una piazza dove respiro, dove guardo, dove vedo occhi belli.
“E’ che le nostre parole non sanno più dove andare
certe volte vanno in giro da sole, ecco, perché fanno male
come faccio a farti capire
a dire tutto senza dire niente senza farti soffrire”
“Noi non siamo uomini travestiti da cani, siamo lupi travestiti da uomini“
Miele: questi giorni sono densi come il miele. Sono giorni che passano a stento, che fanno fatica a colare via. E come il miele lasciano addosso quel residuo appiccicoso che fatichi a togliere.
Miele è l’inerzia, quella sorta di spinta che ti porta a chiudere una giornata e ad aprirne una nuova, quasi controvoglia. E a fatica.
E’ l’essere sempre in giro, in eterno movimento, quasi a non trovare pace.
Miele è anche “Il giorno prima della felicità” di Erri De Luca, un libro che che di residui ne lascia più d’uno. Fra tutti una frase: “Per il sangue che hai perso, il vino pareggia“.
Ma di residui ne lascia anche quello che – parlando – ha detto un amico: “La pazienza non è a tenuta stagna“. No, non è a tenuta stagna, non lo è affatto.
O il rendersi conto che le Cascate, l’anno prossimo, non le vedrai perchè da qui ad un anno sai che sarà complicato organizzare il tutto.
Miele è lo scrivere poco: ma non perchè non abbia niente da dire, è che forse non è il momento opportuno per dirlo. O non lo trovo io.
E’ anche il sapere che questa è la mia casa. E non fa niente se le case vengo lasciate a se stesse per un po’ di tempo, perchè tanto ci sono sempre. Sai che sono lì, che – bene o male – un riparo l’offrono sempre.
E’ il “5 marzo 2009″ che ti lascia nel naso l’odore dei neonati.
E’ il “segno” che porto sulle labbra in questi giorni. Ed il fuoco dentro.
E’ un abbraccio che ti spezza.
O il silenzio.
E’ il cercare un ritmo, una cadenza in sette note.
E’ tutto quello che – una volta passato – ha lasciato comunque un qualcosa.
Come il miele, appunto.
Brutto quando ti addormenti sul divano. Brutto perchè poi ti svegli dopo due ore che saresti pronto per uscire, tanto il sonno è andato. Peccato il resto della città dorma beatamente. A Casa II mi faceva compagnia l’impianto d’irrigazione del giardino, riusciva a scandire l’ora della notte, come facevano i campanili o gli orologi a pendolo. Se ti svegliavi che era in funzione significava che erano tra le tre e le tre-e-trenta; se lo sentivi partire invece erano le tre spaccate, non c’erano cazzi. Sai già che domani le pagherai queste due ore, come se non bastassero tutte le cose che hai già a riempirti la giornata. A proposito di giornata: è tutt’oggi che ascolto una canzone, l’ho messa anche su Facebook. Chissà perchè, forse l’associo ad un’immagine particolare, ad un momento particolare. E a proposito di Facebook invece: dormono tutti, non c’è nessuno per scambiare due parole neanche pagarlo a peso d’oro… Resta comunque il fatto che tu sei lì – di sentinella – ad aspettare di nuovo un sonno ormai andato.
Si, è proprio brutto quando ti addormenti sul divano.
Giorni strani questi, giorni pesanti. Di lavoro, tanto lavoro. E per fortuna aggiungerei, perchè ne ho bisogno. Ma anche giorni di orari sballati, di sogni strani, di doppi turni. Giorni di mala comunicazione. Ma queste sono cose di cui non mi va di parlare, almeno non ora. Quello che voglio dire è che, nonostante tutto questo, tu torni a casa e lei è qui che ti aspetta. Anche se ha divelto un vaso di gerani ed ha sparpagliato la terra per tutta casa. O se ha riempito di “zampette” il divano bianco, se ha tirato tutto all’aria per acchiappare una mosca, se e basta. Lei è qui, a prescindere. Così rientri e la prendi in braccio perchè lei, a suo modo, lo pretende e sai già che “fuserà” come un motorino. Sai già che ti guarderà e ti strizzerà gli occhi per tutta la sera, che cercherà di rimediare qualcosa mentre mangi, che cercherà di prenderti la sigaretta perchè è uno dei giochi più belli del mondo. E quando andrai a dormire sai anche che dovrai farlo in diagonale, perchè più caldo del piumone non c’è niente e lei ha il suo posto. Ma queste sono piccole cose, dettagli. Vero Dafne?
