'Parole'

Di sentinella

Brutto quando ti addormenti sul divano. Brutto perchè poi ti svegli dopo due ore che saresti pronto per uscire, tanto il sonno è andato.  Peccato il resto della città dorma beatamente. A Casa II mi faceva compagnia l’impianto d’irrigazione del giardino, riusciva a scandire l’ora della notte, come facevano i campanili o gli orologi a pendolo. Se ti svegliavi che era in funzione significava che erano tra le tre e le tre-e-trenta; se lo sentivi partire invece erano le tre spaccate, non c’erano cazzi. Sai già che domani le pagherai queste due ore, come se non bastassero tutte le cose che hai già a riempirti la giornata. A proposito di giornata: è tutt’oggi che ascolto una canzone, l’ho messa anche su Facebook. Chissà perchè, forse l’associo ad un’immagine particolare, ad un momento particolare. E a proposito di Facebook invece: dormono tutti, non c’è nessuno per scambiare due parole neanche pagarlo a peso d’oro… Resta comunque il fatto che tu sei lì – di sentinella – ad aspettare di nuovo un sonno ormai andato.
Si, è proprio brutto quando ti addormenti sul divano.

Pet Therapy

Giorni strani questi, giorni pesanti. Di lavoro, tanto lavoro. E per fortuna aggiungerei, perchè ne ho bisogno. Ma anche giorni di orari sballati, di sogni strani, di doppi turni. Giorni di mala comunicazione. Ma queste sono cose di cui non mi va di parlare, almeno non ora. Quello che voglio dire è che, nonostante tutto questo, tu torni a casa e lei è qui che ti aspetta. Anche se ha divelto un vaso di gerani ed ha sparpagliato la terra per tutta casa. O se ha riempito di “zampette” il divano bianco, se ha tirato tutto all’aria per acchiappare una mosca, se e basta. Lei è qui, a prescindere. Così rientri e la prendi in braccio perchè lei, a suo modo, lo pretende e sai già che “fuserà” come un motorino. Sai già che ti guarderà e ti strizzerà gli occhi per tutta la sera, che cercherà di rimediare qualcosa mentre mangi, che cercherà di prenderti la sigaretta perchè è uno dei giochi più belli del mondo. E quando andrai a dormire sai anche che dovrai farlo in diagonale, perchè più caldo del piumone non c’è niente e lei ha il suo posto. Ma queste sono piccole cose, dettagli. Vero Dafne?

Dafne

Next week

Solitamente la domenica, quando non ho le “Cose mie“, vado dai miei. Oggi sono rimasto a casa tutto il giorno o quasi. Sono uscito solo per sistemare le gomme dell’auto – chè domani mi serve la macchina – e fare due passi. Avevo un appuntamento con una amica di vecchia data per sistemarle una questione lavorativa ma per praticità ho preferito disdirlo. Addirittura ho dimenticato di comprare le sigarette, fortuna ne avevo un pacchetto volante sparpagliato per casa. Dicevo che sono uscito per sistemare le gomme, poi sono passato alla libreria dell’Auditorium. Volevo prendere un paio di libri che avevo in mente. In realtà ne ho più che un paio, ma due in particolare mi interessavano parecchio: uno di questi è “Tortuga” di Valerio Evangelisti, una storia di pirati, bucanieri… figli di puttana, insomma. Alla fine, dopo venti minuti di girovagare, m’è girato il culo perchè – per la prima volta in vita mia – ho pensato che venti euro per un libro sono tanti, troppi. Tanto lo so che, tempo tre giorni, e ripasserò in libreria, ma oggi no. Che poi di libri ne sto leggendo un po’ ultimamente, tutti libri strani. Ho letto “Black Flag” sempre di Evangelisti, “Gang Bang” di Palahniuk, “Firmino” di Sam Savage, sto finendo “Guerreros” di William Gibson. Non riesco a leggere i casi letterari o – come li chiamo io – i “libri di moda”, è più forte di me. Io non voglio leggere “L’eleganza del riccio” nè tantomeno “La solitudine dei numeri primi“, non ci penso nemmeno. Magari più in là, ma non adesso. Rientrato, ho preparato un piatto di pasta, ho stirato qualche camicia, ho rivisto due episodi de “L’Ispettore Coliandro” perchè mi mette di buonumore.
Ho passato un pomeriggio così, di tranquillità. Davanti ho una settimana abbastanza piena, risolutiva per alcuni aspetti ed ho cercato di utilizzare questa domenica come rincorsa per i prossimi giorni.

Me la voglio bere questa settimana che inizia.

Cose mie

Ho due gomme a terra. Ho un mazzo bellissimo di tulipani bianchi e viola. Ed un cesto di biancheria da stirare. Tre episodi di Cold Case. Ho le bollicine del prosecco sul palato. Una nuova pianta. Poi ho il profumo delle fragoline di bosco. Ho Dafne che “chiacchiera”. Ho la voglia di parlare perchè è bellissimo farlo. Ho tanta musica in testa. E le farfalle dentro. Ho l’immagine di me che esco da casa dei miei con la mia borsa a tracolla ed un assegno in tasca. Ho le endorfine che fanno il loro lavoro. Ho tanto sonno. Ma ho anche un sabato stupendo alle spalle ed il sorriso negl’occhi.

On air:
“Tu all’altitudine del cuore ci credi
malgrado i marciapiedi?”

Loredana Bertè – Così ti scrivo

Hemingway disse

Hemingway disse: 

“Ma avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell’esito. Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali, e quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi. Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservato un cuore da bambino, un’onestà da bambino, una freschezza e una nobiltà da bambino.”

R/E-volution

Tre case in tre anni, mica male come bilancio.

La prima – “Casa I” – era una casa così così. Anzi – ad esser sinceri – faceva quasi schifo. Piccola, disposta male, semi-arredata peggio. Lì ci sono andato a convivere o, almeno, c’ho provato. Fino al giorno in cui siamo rimasti io e la casa. E Topola. La cosa strana, che poi strana non è più di tanto, è che l’ho vissuta di più quando son rimasto da solo di quanto l’abbia vissuta prima. Di questa casa ricorderò sempre il vialetto del cortile, le traversate notturne per rientrare e gli specchi.

La seconda, “Casa II“, quella dove ho vissuto fino a venti giorni fa, era tutt’altro genere: 60 mq. open space, parquet, cucina all’americana con tanto di bancone, piscina, idromassaggio, giardino, posto auto, ambiente molto “in” (pieno di gente del cazzo che nemmeno risponde al tuo “Buongiorno”, per intenderci) e chi-più-ne-ha-più-ne-metta. Ricordo ancora il giorno che l’andai a vedere: fui tirato dentro a forza da Miciastra che non faceva altro che dire “Questa è la casa per te, è fichissima”. E’ vero, è fichissima ma a lungo andare stanca. Stanca perchè mangi e vedi la camera da letto, dormi e vedi la cucina, alla fine non hai mai un ambiente separato dall’altro, non hai un “angolo rifugio”. Questa è la casa che mi ha accolto per due anni, nel bene e nel male: serate bellissime e smadonnate da mettere paura, ha salutato Topola ed ha accolto Dafne, mi ha coccolato quando ero tutto rotto per l’incidente e mi ha abbandonato invece in giorni di estrema solitudine. E’ la casa che m’ha fatto scrivere tantissimo, QUESTO fra tutti. Questa casa l’ho lasciata per problemi economici. Non mi manca più di tanto: quelle mura non mi mancano perchè tutto il resto è venuto via con me. Avevi ragione IAN: “Non sono i muri in cemento che trattengono i ricordi“.

Quello di ieri è stato il terzo giovedì che sono a casa nuova: “Casa III“. Com’è questa casa? Adesso è bella, è bellissima. Quando sono entrato no. L’ha trovata la Micia su internet e siamo andati a vederla. L’esterno è molto carino, molto “british” come dice lei. Era l’interno che faceva piangere. Mattonelle ocra e marroni nel salottino e nella camera da letto, cucinino arancione, bagno giallino e bordeaux, infissi ingialliti. Un pugno in un occhio, anche se a me ha fatto più l’effetto di un calcio alle palle. E’ molto piccola: io ho contato 28 mq balconi esclusi, diciamo 30 e non se ne parla più. Lì per lì non sapevo che dire: cazzo, venivo da una reggia… come potevo infilarmi in un buco simile? La Miciastra – aka “La Mente” – ha pianificato una roadmap di restauro totale. Ovviamente in economia e quindi via di stucco, vic, tinta lavabile, tempera, impianto elettrico, luci, infissi, porte, maniglie, pvc per pavimenti, mastice, trapano, levigatrice, zoccolino, piaggette, interruttori, deviatori, termostati, reti alle ringhiere sennò la “iena” cade di sotto. Sono entrato ed uscito da LeRoy Merlin così tante volte che la guardia giurata all’ingresso pensava fossi un dipendente. La maggior parte del “restauro” è avvenuto nei weekend e la notte. Avete mai provato a verniciare le mattonelle con una bicomponente in ginocchio per due ore alle undici di sera? Un’esperienza unica: non tanto per il risultato quanto perchè – con tutte le esalazioni della bicomponente che inali – alla fine sei fatto come una zucca. Fermi tutti, ho dimenticato un piccolissimo dettaglio: la palazzina ha due piani, io sono al secondo, non c’è ascensore. Io e la Mente abbiamo portato più roba su in tre giorni che tutto il resto degli inquilini in un anno. Credo che la Mente non dimenticherà mai la faccia del sottoscritto (e le bestemmie, ma quelle nemmeno gli inquilini) quando ho dovuto portar su un rotolino di pvc di appena 34 mq. Che poi – la pazz… ehm… la Mente – in tutto questo era pure fuori uso causa intervento alla zampa destra, eppure non ha mollato mai: io con la spatola dentata stendevo il mastice e lei srotolava il pvc con un braccio solo, abbiamo portato su due macchine cariche di mobili d’Ikea, 7/8 quintali di libri, un divano, un tavolo di cristallo, un materasso, il televisore e tutte le mie cazzate elettroniche, vettovaglie varie. La cosa buffa è che abbiamo fatto il trasloco con 5 buste d’Ikea: carico, scarico, riciclo busta e via di nuovo. Ho fatto l’ultimo viaggio da “Casa II” a “Casa III” alle 2 di notte di mercoledì 25/11. L’unica nota negativa è stato il giorno del trasloco, il ventisei novembre, avevo l’umore in cantina come avete potuto leggere.

La “BICOCCA” – perchè così l’ha chiamata la Mente – alla fine è venuta carina, molto carina. Ma soprattutto accogliente: ho ritrovato una misura che non avevo più. All’inizio pensavo che fosse una reazione naturale: mi faccio piacere per forza quello che – causa necessità – mi posso permettere. Ma non è così: di “Casa II” non ho poi tutta questa mancanza, tutto quello che mi interessava l’ho portato con me. O anche perchè – a differenza delle altre – dentro “Casa III” c’è la fatica, la voglia di fare, la passione della Mente, il risultato. Non vedo l’ora di finire di sistemare il tutto ed invitare i miei genitori, mio fratello, i miei amici e fargli vedere dove vivo e sopravvivo.

E poi – anche se oggi non è la giornata giusta per dirlo – “Casa III” forse segna una linea di (ri)partenza di cui ho bisogno.

Grazie M

PS: L’unica cosa che mi preoccupa è la Mente: continua a dire sovrappensiero – quasi gli sfuggisse di bocca – che “Non abbiamo ancora finito”… Brrr…

Feel

Stasera sono proprio stanco. Ho dormito tre ore in due giorni, ma ne è valsa la pena.
La giornata di oggi sembrava non finire mai: quattro appuntamenti in fila da mezzogiorno alle quattro, in quattro posti diversi. Tre su quattro erano problemi, risolvibili ma sempre problemi. Pagherei oro per avere un motorinaccio qualsiasi. Quando sono rientrato in studio avevo lo sguardo perso nel vuoto, catatonico. Ho sistemato un po’ di cose, qualche email, un paio di telefonate. Alle otto meno pochi minuti sono uscito di corsa per comprare la pappa di Dafne, me ne stavo quasi dimenticando. Poi sono passato a casa nuova: dovevo lasciare delle cose, fare una lista di materiale elettrico da cambiare, cartavetrare una porta. Se avessi avuto un po’ di più di energie, l’avrei anche pitturata ma proprio non ce l’ho fatta. E’ carina la casa, più la guardo e più mi ci abituo, prendiamo confidenza. E’ vero comunque: non sono le mura che trattengono le emozioni, siamo noi a trattenerle. Me ne vado via verso le nove e mezza, con le mani impolverate e la voglia di fare.
Dicevo che sono proprio stanco ma che ne è valsa la pena.
In realtà vale sempre la pena.
E’ che a volte mi incarto da solo.

On air:
I just wanna feel real love,
Feel the home that I live in,
I got too much love,
Running through my veins, going to waste…

Robbie Williams – Feel

Cose molto cattive

“I giorni di questa società sono contati.
Le sue ragioni ed i suoi meriti sono stati pesati,
e trovati leggeri.
I suoi abitanti si sono divisi in due parti.
Di cui una vuole che essa scompaia.”

Guy Debord

Sono quattro giorni che piove su Roma senza pietà.
Inizio ad averne le palle piene.
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Quando piove, la gente si rincoglionisce totalmente. Chi ti inchioda davanti , parcheggi in quadrupla fila. Con tutta l’acqua che fa, s’aprisse almeno qualche buca e li inghiottisse tutti.
Mai eh?
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Stamattina m’ha chiamato l’agenzia che si occupa di locare nuovamente la casa dove sto adesso, anzi starò fino a fine Novembre. Il titolare m’ha chiesto se domattina può passare con un potenziale cliente. Lì per lì, ho detto “Si” senza problemi. Poi ci pensato bene: domani verrà un testa di cazzo che magari inizierà a dire: “Allora: qui mettiamo questo, lì facciamo quello…”. A casa mia, quella dove ho passato dei momenti indimenticabili.
Ho un giramento di palle che…
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Cinque vertenze in una settimana scarsa. Devo – o dovrei – chiudere cinque vertenze in meno di sette giorni. Questo significa che starò tra il fuoco incrociato da qui a sabato prossimo. Bella settimana a venire. Proprio bella.
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Chè poi, quello che mi spiace è l’aver finito i miei racconti cattivi. Quelli di ANIME NERE e ANIME NERE RELOADED (La frase iniziale è presa dal primo). Racconti dove l’horror, il noir, il thriller lasciano spazio alla cattiveria pura. Alla crudeltà fine a se stessa. Quando li acquistai in libreria, non credevo fossero così belli, così liberatori.
Così catartici.
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Arrivato a casa ho messo su X-Men 2. Non volevo rivedere il film, lo so a memoria. Volevo solo rivedere una scena: quella dove LOGAN inchioda al frigorifero uno dei soldati. Ad averceli un paio d’artigli così.
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Ecco, oggi tira proprio una brutta aria…

Samedi

A volte passo i sabati e le domeniche chiuso in studio, d’altronde le scadenze non hanno weekend. Si lavora bene, il telefono non squilla, non hai distrazioni. Non hai soprattutto i tempi stretti che hai durante tutta la settimana. Quando capita però, anche se mentalmente ci ho fatto l’abitudine, non vedo l’ora che arrivi il weekend successivo. Penso che magari leggerò un libro, che mi godrò Dafne che “trascuro” – per forza di cose – gli altri giorni. Penso che farò – tutto sommato – cose semplici che non riesco normalmente a fare.
Poi ci sono i sabati (e le domeniche) che non lavoro e qui il discorso cambia. Cambia perchè alcuni sabati, quel tempo che vorresti avere sembra invece non passare mai. L’hai atteso, hai pensato a come organizzarlo ed ora che ce l’hai non sai che farne.

Così stamattina mi alzo che è già tardi. In realtà ero sveglio da un po’, le ultime due ore le ho fatte di dormiveglia. Caffè, doccia, niente barba perchè è sabato (fosse anche lunedì, sarebbe comunque lo stesso). Ho un mal di testa che grida vendetta. La signora che viene a sistemarmi casa arriva a mezzogiorno, il tempo di scambiare due parole, prendere un metro ed un blocconotes e sono già in strada. Ho da fare, ho una giornata davanti e devo sistemare delle cose. Solito bar della mattina presto, solito caffè e soliti due pacchetti di Marlboro rosse. E’ un bar di passaggio, non sta vicino casa nè vicino studio, eppure mi ci fermo tutte le mattine. “Lavori anche oggi?” “No, oggi no… ho da fare delle cose“. Esco dal bar, attacco l’ipod all’autoradio e mi avvio. Destinazione: Ikea – Leroy Merlin. Un uno-due da mettere i brividi: andare di sabato mattina in posti simili significa affrontare frotte di famiglie “Mulino Bianco” in libera uscita. Flaminia libera, Raccordo libero, parcheggio modello “Botta-di-culo”. “Promette bene” mi dico ed effettivamente c’è poca gente in giro nel centro commerciale. Mi infilo dentro Leroy Merlin metro-munito sapendo subito cosa cercare: pavimenti in pvc, rivestimenti per il bagno e mobili per esterno, quelli in resina per capirici. A parte il fatto che in un posto come questo mi comprerei tutto e di più, tempo mezzora ed ho visto, controllato, misurato ed appuntato tutto quello che cercavo. “Fuori uno, ora tocca agli svedesi“. Stessa trafila di prima: misura, controlla, appunta, chiedi qualche informazione. Stavolta di tempo ne impiego quasi il doppio. Ikea inizia a riempirsi ed io inizio a rompermi le palle. Salto l’ultima parte del self-service, via verso l’uscita. Esco dalla bolgia con in mano tre sacchetti di patatine dell’Ikea, non posso resistere ad una tentazione simile. Raccordo al contrario, Flaminia al contrario. Il tempo di un panino ed una coca da Pan’s che scatta la domanda “Che faccio ora?” Già, che faccio… Scartabello mentalmente un po’ di opzioni, decido di comprare un prosecco e della cocacola. Non ho un cazzo di niente da bere dentro casa. Altri venti minuti ed anche questa pratica è evasa. “E mò?… Mò vado a casa… tanto ha messo brutto e continuo ad avere mal di testa“. Alle 15.30 sono a casa, Dafne dorme. Su Sky nulla di nulla, metto su un film, è tanto che volevo rivederlo. Alle cinque e qualche minuto, il film è finito, il mio mal di testa ormai si è affezionato e di andarsene non se ne parla nemmeno, io non so cosa fare. Passo un pomeriggio così, so che dovrei almeno iniziare a scremare qualcosa che non verrà a casa nuova, ma non ho voglia di farlo. Mi ritrovo alle otto e mezza che nemmeno io so come. Smangiucchio qualcosa, più che altro per noia, ma nulla di che. Tra poco c’è Cold Case, la serie che preferisco su tutte. Mi piacciono le storie, mi piacciono i personaggi, mi piace lo sguardo di Lily. Metto sul 2 ed aspetto…
L’urlo della sigla esplode e con esso la mia testa…

On air:
Cold Case Theme

[24/10/2008]

Due sono i concetti che cerco sempre di tenere a mente quando provo ad analizzare le azioni e le reazioni degli uomini. Di chi mi sta intorno, soprattutto.

Il primo dice che “Ogni uomo – messo all’angolo – è una tigre“.
Il secondo che “E’ la necessità, in qualunque situazione, a muovere gli uomini“.

A pensarci bene, non è che siano poi concetti così nobili, elevati. Anzi, a leggerli bene, dicono pressappoco le stesse cose. Eppure, è la somma dei due che fa sì che gli uomini combattano, fuggano, premano un grilletto, rubino una mela. O – più semplicemente – si comportino in un determinato modo a seconda dell’occorrenza. Li ho sempre presi come metro di giudizio, spostando il punto d’osservazione dai miei occhi ai loro. D’altronde è sempre troppo facile ragionare con la pancia piena.
Stavolta però, non riesco ad applicarli a dovere. Forse perchè – all’angolo e con una nuova necessità – ad esserci sono io. Roba di poco conto o magari no: lavoro, soldi, debiti, crediti. Qualcosa nella mia vita quotidiana cambierà, ci sono delle rinunce all’orizzonte a cui non posso sottrarmi. Sicuramente cambierò casa: modi e tempi ancora da definire, ma la cambierò. Mi spiace, mi spiace veramente perchè la casa in cui vivo è bella. E’ la casa della corsa in agenzia, la casa delle candele, della bourguignonne, di momenti irripetibili. E’ quella che mi ha accolto quando stavo male. Fatto sta che non posso fare altrimenti: è la mia necessità del momento. Temo questo cambiamento, sarei bugiardo se dicessi il contrario. Però penso anche che – tempo fa – qualcuno mi disse “Tu sei un soldato, non ti arrendi mai…“. Non so quanto di vero ci sia in queste parole, ma se sono state dette un qualcosa c’è. Credo sia arrivato il momento di onorarle.

Oggi la Micia, nonostante i cazzi suoi, ha ascoltato tutto questo, paziente come sempre. Alla fine ha sorriso e ha detto “Dai…“. Ecco: forse non sono stato capace di farle capire che quel “Dai…” e quel sorriso sono andati a segno…

On air:
E tutto è perfetto
e il mondo è in affitto
e il cielo non smetterà mai
e in faccia hai il riflesso
di un teleservizio
su missili, bombe e cowboy

Luciano Ligabue – E

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