Acciaio

Sono stanco. Di sentire cazzate principalmente. Di essere tacciato di determinati comportamenti e poi subirli al contrario. Dei soldi che rincorro sempre. Dei tempi stretti che ho. Dell’astio gratuito. Del dover chiedere “Scusa” e non sentirmelo mai dire. Del saper chiedere “Scusa” perchè penso a quello che mi si dice. Della routine quotidiana. Di queste facce da cazzo sui manifesti elettorali che tappezzano Roma. Delle bollette che non faccio in tempo a pagare. Di giustificazioni inutili, non richieste, superflue. Della fisioterapia. Di essere protettivo quando di protezione ne ho bisogno anche io. Della programmazione di Sky Cinema che ho deciso di disdire. Dello stare sempre da solo. Del fatto che si ricordano tutti di te per queste elezioni. Di essere comprensivo quando la comprensione invece dovrebbe essere bidirezionale. Del bar dove prendo il caffè perchè ha cambiato gestione ed il barista mi sta sul cazzo che, quasi quasi, mi faccio portare la macchinetta del caffè in studio dalla Lavazza. Di mandare sms e non avere risposta, visto che - tra l’altro - li pago e non me li regalano. Dell’egoismo. Di ricevere telefonate inutili e con un tono che lascia senza parole. Di guardarmi allo specchio e vedermi questa cazzo cicatrice. Di non riuscire a leggere quanto vorrei. Di dover ogni giorno preoccuparmi della cena che mangerò: dove, quando e con chi. Di prendere quello che mi viene detto come qualcosa su cui riflettere e non come semplice accusa. Del sentirmi dire che non si trova un minuto - di numero - per scrivere un sms ed incazzarsi quando lo fai notare perchè è inverosimile una cosa del genere. Del calcio e della F1 che mi fanno due palle così. Dell’orgoglio. Del dimenticarmi sempre di fare il bucato. Di non riuscire a smettere di fumare. Del freddo che prendo la mattina. Del non potermi comprare un iPhone. Del farmi carico dei problemi della mia famiglia solo perchè primogenito. Sono stanco di dare l’impressione che non ho bisogno di attenzioni anche io. Ne ho bisogno eccome, più di quanto sembri.
Non sono d’acciaio.

[E lavori sempre d’ago a modo tuo]

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Giochi e vuoi che rida
il test è negativo
giochi a farmi dire ‘Si’
e lavori sempre d’ago a modo tuo…

Niente di nuovo…

Niente di nuovo
tranne l’affitto per me
che mi ritrovo
e mi riperdo perché…

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Piazza Eurosia

Non faccio in tempo ad uscire dalla clinica che accendo una sigaretta. Guardo mia mamma, gliela passo e ne accendo un’altra per me.
Facciamo due passi?
Facciamo due passi…

Piazza Eurosia è cambiata ma il bar è sempre lo stesso. Sono passati vent’anni. Prendiamo un caffè, il gestore mi guarda.
Ma tu nun sei…” - non fa in tempo a finire la frase - “Si, si… sono io… Come stai Pi’?

Ci raccontiamo un po’ di cose, poi mi dice “Gabriele sta lì, passa a salutallo, no?

Passiamo davanti alla Chiesoletta, il portoncino è chiuso.
Poco più avanti c’è lui, seduto al sole sulla gradinata della chiesa, quella grande. Gabriele - “il Faciolo”- custode della Chiesoletta e bidello della scuola.

Anvedì chi c’è… Andrè… ammazza quanto tempo è passato…
Ciao Faciò…
Ao’ ma come stai?” e mi stringe in un abbraccio, un vero abbraccio.
Bene… e tu?
Ma ‘o sai che so’ stato pe’ morì? M’è venuta ’st’estate ‘na cosa ar colon… Me so’ sarvato pe’ miracolo… ma c’ho sempre settantacinqu’anni…
Ed ora? Tutto bene?
Tutto bbbene… e te che fai invece? ‘ndò vivi mo’?

Parliamo un po’, mi dice che i ragazzi che vanno alla Chiesoletta son sempre meno.

Sò tutti rincojoniti da ’ste machinette - simula i videogiochi - mica so’ come voi che bisognava sparavve pe’ fermavve… m’avete fatto coore più voi… però era mejo, ve divertivate de pppiù
Ma le vendi ancora le merende alla ricreazione?
E sinnò chi ‘e venne?
Quante ce ne regalavi…
Eh t’o'ho detto: voi eravate ‘n’antra cosa… Eravate tutti fiji mii… questi no…

Parla Gabriele, racconta di come cambiano le cose, di come invecchia. Racconta di chi non c’è più, perchè le strade si dividono e quando si è piccoli è facile prendere quella senza uscita. Parla del Prete, l’unico vero Prete che io conosca. Parla ed ha i “lucciconi” agli occhi.

Giuro che ripasso a trovarti presto. E con una bottiglia di vino. Nemmeno mi ricordo quando ti ho portato l’ultima… mi sa che ero troppo piccolo anche per bere…
Tanto io sto qua, come sempre…

E allora ripensi alle ginocchia sbucciate, al sapore di terra che ti sentivi in bocca dopo quattro ore di pallone. Ripensi alle partite a ping pong e biliardino, ai gavettoni, ai tappini di carta sulle candele dei motorini per non farli partire, alle cazzate per la ragazzina di turno che ti piaceva, al pugno che prendevi ed al pugno che davi.

Ripasso davanti alla Chiesoletta. Il portoncino è sempre chiuso.
Peccato.

La Chiesoletta

Alta Finanza

Il prelievo fiscale corretto si aggira intorno a un terzo del reddito, se invece le “tasse sono tra il 50 e il 60% è troppo e così è giustificato mettere in atto l’elusione o l’evasione”

Silvio Berlusconi
02/04/2008

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Abbiamo trasmesso:

ALTA FINANZA - Come massacrare l’articolo 53 della Costituzione Italiana per farsi i cazzi propri

 

Sparring Partner

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E’ un macaco senza storia, dice lei di lui,
che gli manca la memoria infondo ai guanti bui…
ma il suo sguardo è una veranda, tempo al tempo e lo vedrai,
che si addentra nella giungla, no, non incontrarlo mai…

Ho guardato in fondo al gioco tutto qui? …ma - sai -
sono un vecchio sparring partner e non ho visto mai
una calma più tigrata, più segreta di così,
prendi il primo pullmann, via… tutto il resto è già poesia…

Avrà più di quarant’anni e certi applausi ormai
son dovuti per amore, non incontrarlo mai…
stava lì nel suo sorriso a guardar passare i tram,
vecchia pista da elefanti stesa sopra al macadàm…

Paolo Conte - Sparring Partner

Funky

Non so perchè, ma mi aspetto sempre grandi cose dal primo giorno di ora legale.
Come se quell’ora in più riuscisse a darmi quel tempo che sembra sempre mancarmi, di cui sono sempre a debito.
Forse perchè mi viene in mente quando tornavo a casa senza fretta, quasi a passeggio, costeggiando il Circo Massimo. A volte fermavo la moto, mi accendevo una sigaretta e fissavo le rovine in lontananza. Mi bastavano cinque minuti, il tempo per il sole di farsi arancione e lasciare il posto ai toni del blu.
O forse perchè l’ora legale segna l’avvicinarsi del mio compleanno. E’ un giorno come tanti. Eppure non ne passa uno senza quel senso di malinconia addosso che mi accompagna regolarmente di anno in anno. Ho come l’impressione che il tempo mi sfugga di mano, che non riesca a stargli dietro. Non so mai se è lui ad essere troppo veloce o io troppo lento. E allora, in giornate come queste, cerco di viverlo tutto quel tempo, di scandirlo con momenti intensi.
E con buona musica. Funky possibilmente.

Per il momento, ho provveduto.
Per la musica è da oggi che ascolto questo brano…

On air:
Io sono un uomo
quello creato maschio e femmina
ma che non sempre si riconosce in queste categorie
quello indagato dalle varie psicologie
che pende dalle labbra di filosofi,
scienziati, politici e preti
che ama la libertà ma si appassiona ai divieti
io sono un uomo
non so se hai presente un uomo

Jovanotti - Un uomo

Finders Keepers

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Ligabue - Cerca nel cuore

26/03/2008

Questo mercoledì-ventisei-marzo-duemilaotto mi ha insegnato che le persone vanno educate.

Si vis pacem, para bellum

So già che quello che sto per scrivere non piacerà o susciterà qualche protesta. Fa niente. Fa niente perchè di fronte alle cazzate ed all’ipocrisia non riesco proprio a tacere. Mi riferisco a notizie come questa: “Boicottiamo Pechino 2008“.
Come? Scusi, può ripetere? Boicottiamo Pechino 2008? E perchè? Ah, il Tibet… i diritti umani… Giusto, i diritti umani.

Ma dove erano questi tizi quando i diritti umani venivano - e vengono tuttora - calpestati in Sierra Leone? E in Darfur, in Cile, in Nicaragua, in Congo, in Cambogia, in Laos, in Vietnam, in Sudafrica, in Argentina, in Cecenia, ad Haiti, in Angola, in Rwanda, in Somalia? E perchè nessuno si incazza come un’ape quando legge che due terzi della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile? Non è un diritto umano anche questo?

Dove erano “lorsignori”?
Dove sono ora? Vorrei sapere dove sono. Perchè la LISTA è lunga.

Allora viene da chiedermi un’altra cosa: non è che ce la prendiamo tanto per il Tibet solo ed esclusivamente perchè la Cina (e l’Oriente in generale) oggi è lo spauracchio commerciale di un potere economico ormai in frantumi? O - forse - il Comitato Olimpico Internazionale non sapeva - nel 2001 - che è dal ‘59 che va avanti questa storia? Cosa c’entrano le Olimpiadi con l’autodeterminazione di un popolo? Diciamocela tutta: abbiamo tenuto “sotto mazzola” per diversi anni i PVS ed ora che hanno alzato la testa, ci mettono paura. Molta paura. Ce ne frega cazzi del Tibet e del resto del mondo.

Non è con questo che si ottiene quello che ci spetta di diritto, la dignità che ogni uomo dovrebbe avere. “Servono guerre e rivoluzioni e drammi e sangue, per arrivarci“, come dice Parolibero. O - per dirla diversamente - “Si vis pacem, para bellum“.

Tutto il mio appoggio agli oppressi, fa parte della mia formazione, delle parole di mio padre, del mio senso di giustizia.
Ma non toccatemi i 100 metri.

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