[OUT OF ORDER]

“Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
quando l’aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
quando questa merda intorno sempre merda resterà
riconoscerai l’odore perché questa è la realtà
quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or’è
che la vita è sempre forte molto più che facile
quando sposti appena il piede lì il tuo tempo crescerà”

Ligabue – Il giorno di dolore che uno ha

Feel

Stasera sono proprio stanco. Ho dormito tre ore in due giorni, ma ne è valsa la pena.
La giornata di oggi sembrava non finire mai: quattro appuntamenti in fila da mezzogiorno alle quattro, in quattro posti diversi. Tre su quattro erano problemi, risolvibili ma sempre problemi. Pagherei oro per avere un motorinaccio qualsiasi. Quando sono rientrato in studio avevo lo sguardo perso nel vuoto, catatonico. Ho sistemato un po’ di cose, qualche email, un paio di telefonate. Alle otto meno pochi minuti sono uscito di corsa per comprare la pappa di Dafne, me ne stavo quasi dimenticando. Poi sono passato a casa nuova: dovevo lasciare delle cose, fare una lista di materiale elettrico da cambiare, cartavetrare una porta. Se avessi avuto un po’ di più di energie, l’avrei anche pitturata ma proprio non ce l’ho fatta. E’ carina la casa, più la guardo e più mi ci abituo, prendiamo confidenza. E’ vero comunque: non sono le mura che trattengono le emozioni, siamo noi a trattenerle. Me ne vado via verso le nove e mezza, con le mani impolverate e la voglia di fare.
Dicevo che sono proprio stanco ma che ne è valsa la pena.
In realtà vale sempre la pena.
E’ che a volte mi incarto da solo.

On air:
I just wanna feel real love,
Feel the home that I live in,
I got too much love,
Running through my veins, going to waste…

Robbie Williams – Feel

I’m Awake

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Vado a ridipingere le porte di casa nuova, va… tanto di dormire non se ne parla…

Cose molto cattive

“I giorni di questa società sono contati.
Le sue ragioni ed i suoi meriti sono stati pesati,
e trovati leggeri.
I suoi abitanti si sono divisi in due parti.
Di cui una vuole che essa scompaia.”

Guy Debord

Sono quattro giorni che piove su Roma senza pietà.
Inizio ad averne le palle piene.
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Quando piove, la gente si rincoglionisce totalmente. Chi ti inchioda davanti , parcheggi in quadrupla fila. Con tutta l’acqua che fa, s’aprisse almeno qualche buca e li inghiottisse tutti.
Mai eh?
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Stamattina m’ha chiamato l’agenzia che si occupa di locare nuovamente la casa dove sto adesso, anzi starò fino a fine Novembre. Il titolare m’ha chiesto se domattina può passare con un potenziale cliente. Lì per lì, ho detto “Si” senza problemi. Poi ci pensato bene: domani verrà un testa di cazzo che magari inizierà a dire: “Allora: qui mettiamo questo, lì facciamo quello…”. A casa mia, quella dove ho passato dei momenti indimenticabili.
Ho un giramento di palle che…
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Cinque vertenze in una settimana scarsa. Devo – o dovrei – chiudere cinque vertenze in meno di sette giorni. Questo significa che starò tra il fuoco incrociato da qui a sabato prossimo. Bella settimana a venire. Proprio bella.
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Chè poi, quello che mi spiace è l’aver finito i miei racconti cattivi. Quelli di ANIME NERE e ANIME NERE RELOADED (La frase iniziale è presa dal primo). Racconti dove l’horror, il noir, il thriller lasciano spazio alla cattiveria pura. Alla crudeltà fine a se stessa. Quando li acquistai in libreria, non credevo fossero così belli, così liberatori.
Così catartici.
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Arrivato a casa ho messo su X-Men 2. Non volevo rivedere il film, lo so a memoria. Volevo solo rivedere una scena: quella dove LOGAN inchioda al frigorifero uno dei soldati. Ad averceli un paio d’artigli così.
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Ecco, oggi tira proprio una brutta aria…

Samedi

A volte passo i sabati e le domeniche chiuso in studio, d’altronde le scadenze non hanno weekend. Si lavora bene, il telefono non squilla, non hai distrazioni. Non hai soprattutto i tempi stretti che hai durante tutta la settimana. Quando capita però, anche se mentalmente ci ho fatto l’abitudine, non vedo l’ora che arrivi il weekend successivo. Penso che magari leggerò un libro, che mi godrò Dafne che “trascuro” – per forza di cose – gli altri giorni. Penso che farò – tutto sommato – cose semplici che non riesco normalmente a fare.
Poi ci sono i sabati (e le domeniche) che non lavoro e qui il discorso cambia. Cambia perchè alcuni sabati, quel tempo che vorresti avere sembra invece non passare mai. L’hai atteso, hai pensato a come organizzarlo ed ora che ce l’hai non sai che farne.

Così stamattina mi alzo che è già tardi. In realtà ero sveglio da un po’, le ultime due ore le ho fatte di dormiveglia. Caffè, doccia, niente barba perchè è sabato (fosse anche lunedì, sarebbe comunque lo stesso). Ho un mal di testa che grida vendetta. La signora che viene a sistemarmi casa arriva a mezzogiorno, il tempo di scambiare due parole, prendere un metro ed un blocconotes e sono già in strada. Ho da fare, ho una giornata davanti e devo sistemare delle cose. Solito bar della mattina presto, solito caffè e soliti due pacchetti di Marlboro rosse. E’ un bar di passaggio, non sta vicino casa nè vicino studio, eppure mi ci fermo tutte le mattine. “Lavori anche oggi?” “No, oggi no… ho da fare delle cose“. Esco dal bar, attacco l’ipod all’autoradio e mi avvio. Destinazione: Ikea – Leroy Merlin. Un uno-due da mettere i brividi: andare di sabato mattina in posti simili significa affrontare frotte di famiglie “Mulino Bianco” in libera uscita. Flaminia libera, Raccordo libero, parcheggio modello “Botta-di-culo”. “Promette bene” mi dico ed effettivamente c’è poca gente in giro nel centro commerciale. Mi infilo dentro Leroy Merlin metro-munito sapendo subito cosa cercare: pavimenti in pvc, rivestimenti per il bagno e mobili per esterno, quelli in resina per capirici. A parte il fatto che in un posto come questo mi comprerei tutto e di più, tempo mezzora ed ho visto, controllato, misurato ed appuntato tutto quello che cercavo. “Fuori uno, ora tocca agli svedesi“. Stessa trafila di prima: misura, controlla, appunta, chiedi qualche informazione. Stavolta di tempo ne impiego quasi il doppio. Ikea inizia a riempirsi ed io inizio a rompermi le palle. Salto l’ultima parte del self-service, via verso l’uscita. Esco dalla bolgia con in mano tre sacchetti di patatine dell’Ikea, non posso resistere ad una tentazione simile. Raccordo al contrario, Flaminia al contrario. Il tempo di un panino ed una coca da Pan’s che scatta la domanda “Che faccio ora?” Già, che faccio… Scartabello mentalmente un po’ di opzioni, decido di comprare un prosecco e della cocacola. Non ho un cazzo di niente da bere dentro casa. Altri venti minuti ed anche questa pratica è evasa. “E mò?… Mò vado a casa… tanto ha messo brutto e continuo ad avere mal di testa“. Alle 15.30 sono a casa, Dafne dorme. Su Sky nulla di nulla, metto su un film, è tanto che volevo rivederlo. Alle cinque e qualche minuto, il film è finito, il mio mal di testa ormai si è affezionato e di andarsene non se ne parla nemmeno, io non so cosa fare. Passo un pomeriggio così, so che dovrei almeno iniziare a scremare qualcosa che non verrà a casa nuova, ma non ho voglia di farlo. Mi ritrovo alle otto e mezza che nemmeno io so come. Smangiucchio qualcosa, più che altro per noia, ma nulla di che. Tra poco c’è Cold Case, la serie che preferisco su tutte. Mi piacciono le storie, mi piacciono i personaggi, mi piace lo sguardo di Lily. Metto sul 2 ed aspetto…
L’urlo della sigla esplode e con esso la mia testa…

On air:
Cold Case Theme

[24/10/2008]

Due sono i concetti che cerco sempre di tenere a mente quando provo ad analizzare le azioni e le reazioni degli uomini. Di chi mi sta intorno, soprattutto.

Il primo dice che “Ogni uomo – messo all’angolo – è una tigre“.
Il secondo che “E’ la necessità, in qualunque situazione, a muovere gli uomini“.

A pensarci bene, non è che siano poi concetti così nobili, elevati. Anzi, a leggerli bene, dicono pressappoco le stesse cose. Eppure, è la somma dei due che fa sì che gli uomini combattano, fuggano, premano un grilletto, rubino una mela. O – più semplicemente – si comportino in un determinato modo a seconda dell’occorrenza. Li ho sempre presi come metro di giudizio, spostando il punto d’osservazione dai miei occhi ai loro. D’altronde è sempre troppo facile ragionare con la pancia piena.
Stavolta però, non riesco ad applicarli a dovere. Forse perchè – all’angolo e con una nuova necessità – ad esserci sono io. Roba di poco conto o magari no: lavoro, soldi, debiti, crediti. Qualcosa nella mia vita quotidiana cambierà, ci sono delle rinunce all’orizzonte a cui non posso sottrarmi. Sicuramente cambierò casa: modi e tempi ancora da definire, ma la cambierò. Mi spiace, mi spiace veramente perchè la casa in cui vivo è bella. E’ la casa della corsa in agenzia, la casa delle candele, della bourguignonne, di momenti irripetibili. E’ quella che mi ha accolto quando stavo male. Fatto sta che non posso fare altrimenti: è la mia necessità del momento. Temo questo cambiamento, sarei bugiardo se dicessi il contrario. Però penso anche che – tempo fa – qualcuno mi disse “Tu sei un soldato, non ti arrendi mai…“. Non so quanto di vero ci sia in queste parole, ma se sono state dette un qualcosa c’è. Credo sia arrivato il momento di onorarle.

Oggi la Micia, nonostante i cazzi suoi, ha ascoltato tutto questo, paziente come sempre. Alla fine ha sorriso e ha detto “Dai…“. Ecco: forse non sono stato capace di farle capire che quel “Dai…” e quel sorriso sono andati a segno…

On air:
E tutto è perfetto
e il mondo è in affitto
e il cielo non smetterà mai
e in faccia hai il riflesso
di un teleservizio
su missili, bombe e cowboy

Luciano Ligabue – E

South to North

Quattordici minuti e pochi secondi, parcheggio compreso. E’ quanto ci metto a tornare – dopo una cena di lavoro – dal Laghetto dell’Eur a studio. Qualcuno si è scordato di dirmi – a 12 ore nemmeno dalla scadenza – che bisognava fare delle “improrogabili modifiche”.
La cena è andata come doveva andare. C’è sempre da imparare da chi ha il doppio dei tuoi anni, è nato all’estero ed ha vissuto per tre quarti della sua vita in giro per il mondo. India, Indonesia, Thailandia, Hong Kong, Grecia, Francia, Inghilterra, Germania e (se non dimentico nulla) Italia. Lui parla, racconta di posti, gente, cibi, profumi. Lui continua a parlare e tu pensi che – si e no – vedrai nella tua vita un decimo di quello che ha visto lui. Sempre se sei fortunato.
Comunque la cena è andata, metto in moto e già so quello che mi aspetta: tagliare Roma in due – da sud a nord – come ogni sacrosanta volta che esco. Di strade ne posso fare diverse, stasera faccio l’Olimpica almeno mi sbrigo un po’. A preoccuparmi però non è la strada ma la testa: mi prende sempre un senso di malinconia quando rientro la notte. A dire il vero anche quando rientro da fuori Roma per lavoro. Non saprei spiegare nemmeno il perchè, mi prende e basta. Forse perchè mi vedo ancora sveglio ed immagino le persone a cui voglio bene chiuse nelle loro case. Penso a chi sonnecchia sul divano, a chi ha cenato da solo, a chi magari gira canali senza sosta. A volte passo sotto le loro case di proposito, magari solo per vedere la macchina parcheggiata. Quando avevo la moto e non prendevo sonno, lo facevo spesso: facevo il mio giro, le mie strade, controllavo come fossi un sentinella e rientravo. E’ stupido, lo so: eppure quando tornavo a casa – con i vestiti inumiditi e l’odore della strada addosso – mi sentivo meglio, mi sentivo bene.
In studio faccio quello che devo fare e faxo il tutto. Ore 00.12. Non male, lontano dal record storico ma sempre un signor tempo.
Rimetto in moto e sono a casa. Ho un po’ d’amaro in bocca. Il tempo che la lavatrice finisca e poi a letto…

Domani (oggi) avrò un’altra giornata in movimento.
Ma – soprattutto – fuori Roma.

C’è grossa crisi…

Conti correnti bancari – anche online –, assegni circolari e certificati di deposito nominativi (non quelli al portatore) godono di un “salvagente”: i risparmi dei clienti delle banche sono tutelati sino a 103.291,38 euro per depositario.
IlSole24Ore

Ad averceli… ‘cciloro…

Semper fidelis

“Le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.”

Radiofreccia

E’ vero: le canzoni non tradiscono.
Io ascolto HENNA

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['74/'75]

It’s not easy, nothing to say ’cause it’s already said.
It’s never easy.

The Connells – ‘74/’75

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